Ava's profileLe Storie di AvaBlogListsGuestbookMore Tools Help

Le Storie di Ava

!Benvenuti!

Ava

Occupation
Interests

Quanti siete?

..e da dove venite!

Stella  BENVENUTI NEL BLOG DI AVA!!  Stella

Grazie a tutti quelli che leggono e grazie anche a chi lascia commenti, mi fanno molto piacere!

Una nuova puntata sarà pubblicata ogni settimana, o il mercoledì o il giovedì!

A presto,

Ava

Please wait...
Sorry, the comment you entered is too long. Please shorten it.
You didn't enter anything. Please try again.
Sorry, we can't add your comment right now. Please try again later.
To add a comment, you need permission from your parent. Ask for permission
Your parent has turned off comments.
Sorry, we can't delete your comment right now. Please try again later.
You've exceeded the maximum number of comments that can be left in one day. Please try again in 24 hours.
Your account has had the ability to leave comments disabled because our systems indicate that you may be spamming other users. If you believe that your account has been disabled in error please contact Windows Live support.
Complete the security check below to finish leaving your comment.
The characters you type in the security check must match the characters in the picture or audio.
_kiaretta_wrote:
ciao cara per primissima cosa scusami se ti lascio questo c/i ma ho letto nel tuo blog le regole e
non mi sembra ci sia scritto <no c/i>
ti lascio questo commento per avvisarti che è nato un nuovo gruppo molto serio sulle
emozioni che ci segala la vita! sia quelle belle che quelle brutte!
insomma un modo per viverle tute insieme condividendole con gli e le altre societte/i!!
bella come idea no? ci saranno prove molto interessanti ma per ora il numero degli iscritti
è scarso e quindi ci è impossibile iniziarle...
ecco il favore che ti chiedo : potresti passare per di qui --> http://vitasnzaemozioninonevita.spaces.live.com/blog/cns!2A673FE7CDCCA518!211.entry
e dire che ti manda kià? così magari vedi un po' se ti piace e ti iscrivi^-^
ti ringrazio anche solo per il tempo che mi hai concesso leggendo questo commento!
e passa mi raccomando!!
baci^-^
kià
6 days ago
The Skullwrote:
Feb. 14
jack vipwrote:
AVA COME LAVA....
MHUAHAHAHAHA
KE CAZZO DI NOME HAI|!!!!!
Feb. 4
The Skullwrote:

Wishes glad Christmas

A good new year 2009

Michael

 
Dec. 22
The Skullwrote:

MySpace Graphics
MySpace Comments & MySpace Layouts
 
Nov. 18

Dance with me...

 

Stop and stare-One Republic

 
September 07

OTTAVA PUNTATA

Beth aveva fissato il matrimonio per Maggio. Relativamente presto considerando che doveva fare tutto in poco più di 5 mesi. Cercare il vestito per sé..quello per le damigelle..trovare una chiesa, organizzare il ricevimento. Ovviamente mi ero mostrata entusiasta di aiutarla, ma dopo il ventunesimo negozio di abiti da sposa che visitavamo in 4 giorni il mio entusiasmo ha iniziato a scemare. Soprattutto perché non aveva trovato  un solo vestito che la soddisfacesse .

Quello delle damigella aveva detto che potevo sceglierlo io. Almeno una paralisi decisionale l’avremmo evitata!

E ridendo e scherzando siamo arrivati a febbraio. Lo studio notarile mi aveva dato una settimana di ferie pagate perché dovevano ridipingere lo studio. Buon per me. Ne avrei approfittato per fare un po’ di cose. Dovevo andare dal parrucchiere..dall’estetista..accompagnare Beth ad assaggiare le torte nuziali..accompagnare Paul a prendere uno smoking..occuparmi di ordinare le fedi..anche se di solito è un compito che spetta al testimone dello sposo, ovvero Chris, lui aveva chiesto a me se potevo farlo. Era un periodo in cui era completamente oberato dal lavoro. Usciva prestissimo la mattina e la sera non tornava mai prima delle nove. Ma mi aveva detto che era solo un periodo così..che presto le cose sarebbero tornate come prima. Lo speravo tanto. Sono entrata in gioielleria. E in quell’istante il mio cellulare si è messo a vibrare. Non conoscevo il numero, ho risposto –Ciao Victoria..Sono Charlie!- ha esclamato la sorella del mio ragazzo urlando su un sottofondo di traffico, clacson e strilli di bambina. –Ciao.- ho risposto io –Scusami se ti disturbo..Chris mi ha dato il tuo numero..mi chiedevo se magari mi puoi auitare..-

Non sono riuscita a rifiutare..di certo non dopo aver continuato a sentire le grida di Matty in sottofondo. Charlie doveva essere a Boston il giorno dopo..il suo ex marito era a Berlino, i suoi in crociera alle Maldive..non sapeva a chi lasciare Matty per i successivi tre giorni. –Se non riesci dimmelo pure..vedo di trovare una babysitter..- aveva detto lei. –Ma no figurati..tanto questa settimana sono in ferie..- Ero rabbrividita all’idea che potesse lasciare una bambina così piccola per tre giorni con un estraneo. –Oh grazie mille! Sei un tesoro!- Aveva esclamato e piena di riconoscenza tre ore dopo aveva scaricato a casa mia Matty e la sua valigia.

-Ciao Vic!- aveva esclamato lei correndo ad abbracciarmi, probabilmente aveva sentito Chris chiamarmi così.

-Allora cosa facciamo?- ha chiesto lei ansiosa. –Hai qualche compito da fare?- le ho chiesto io. Lei mi ha guardato storcendo il naso – Non ci fanno mica fare i compiti all’asilo!- ha detto quasi rimproverandomi. –Allora possiamo andare al parco a giocare..- le ho proposto. Questa idea già le sconfinferava di più.

Fortunatamente c’era un parco piuttosto vicino al palazzo dove abitavo. Le ho infilato la giacca, i guantini, il berretto e un paio di stivaletti. Era così carina. Abbiamo raggiunto il parco in poco..e lei è stata bravissima, mi ha tenuto la mano durante tutta la strada. –Posso andare a giocare?- ha detto una volta arrivati e indicando con il dito degli scivoli e altalene pieni disuoi simili. –Certo..aspetta però che sistemiamo la sciarpa che se no inciampi..- e detto questo mi sono chinata a sistemargliela. –A dopo!- ha gridato lei e subito è corsa verso i giochi. Mi sono tirata su. –Ciao.- ho sentito dire ad una voce e per poco non ho fatto un salto per lo spavento. Mi sono voltata. – Ciao.- ho mormorato sentendo all’improvviso la gola secca. Era identico a come me lo ricordavo, anzi a come cercavo di non ricordarlo. Indossava un paio di jeans, una giacca sportiva..e una sciarpa..sono rimasta a fissarlo un attimo ancora sorpresa. Sorpresa di vederlo dopo così tanto tempo. – E’ da tanto che non ci vediamo..- ha detto lui mettendosi una mano in tasca. Ho annuito come una stupida. –Già..- ho gracchiato ancora troppo sconcertata per trovare qualcosa di intelligente da dire. –Come stai?- ho chiesto. –Bene..- ha detto lui con semplicità. –Anche tu sembri stare bene.- ha detto osservandomi. Mi sono sentita avvampare. –Si..è così.- ho balbettato.  –Tieni questo!Ho caldo!- ancora intontita mi sono lasciata mettere in mano da Maddy il suo berretto e la sciarpa. Poi lei è corsa di nuovo via a tutta velocità. – E’ la nipotina del mio ragazzo.- mi sono sentita chissà perché in dovere di spiegare. –E’ carina.- ha detto lui sorridendo e guardando Matty mentre rubava il posto sull’altalena a un bambino più grande di lei. –Ho saputo che ora lavori da un notaio..- ha detto lui. Io ho annuito –Chi te l’ha detto?- ho chiesto quasi incuriosita. –Paul.- ha detto lui ritornando a guardarmi – Mi parla spesso di te.- ha aggiunto. Paul? Gli parlava spesso di me? Non me l’aveva mai detto..oh, già..dimenticavo che tra di noi c’era il tacito accordo di non nominarlo mai e per nessuna ragione al mondo..questo però non doveva escludere il fatto che Paul con lui ci continuasse a parlare. Siamo rimasti un attimo in silenzio. Non sapevo che cosa dire. Mi sentivo tremendamente in imbarazzo  a ripensare alla nostra ultima conversazione..devo essere stata patetica. –Tieni anche questi!- Maddy è ricomparsa e mi ha dato i suoi guantini.   Ha fatto per ritornare a giocare, ma poi si è fermata. Ha osservato Sebastian. L’ha scrutato, lo ha analizzato, studiato ed esaminato attentamente. –E tu chi sei?- ha chiesto guardandolo dritto negli occhi. –E’ un mio amico.- ho risposto io infilando i suoi guantini nella mia borsa. –Come ti chiami?- ha chiesto lei inclinando la testa da un lato. –Sebastian ha detto lui abbassandosi e tendendole la mano. Lei gliel’ha stretta con aria altezzosa –Io Matilde!- ha esclamato da piccola donnina. Non si poteva fare a meno di sorridere ai suoi atteggiamenti. –Quanti anni hai?- ha chiesto le infilandosi un dito in bocca. –27.- ha risposto lui sorridendole. – Come il mio zio!Io ne ho 4 e mezzo!- ha risposto lei. – Mio zio fa l’avrocato..e tu che lavoro fai?- ha chiesto. –L’avvocato Matty!- l’ho corretta io allacciandole meglio il cappottino –Lui è un dottore.- ho aggiunto. Lei ha fatto una smorfia contrariata –I dottori sono cattivi!- ha sentenziato. –Non è vero..- ho detto io. –Si invece..ti fanno sempre male!- mi ha contraddetta. Sebastian ha riso. –Ma lo fanno per farti guarire..sono utili.- ho detto. Lei mi ha guardato dubbiosa. –Io vado a giocare.- ha detto e è corsa via.  –Avrei voluto chiamarti..- ha detto lui all’improvviso guardandomi. –Non l’hai fatto.- ho detto io. –Non mi sembrava giusto..non era giusto dopo quello che ti ho detto l’ultima volta che ci siamo visti.- Sono rimasta in silenzio –E perché volevi chiamarmi?- gli ho chiesto. –Ho fatto pace con Tom..- ha detto lui. Bene. Cosa voleva che facessi? I salti di gioia? In realtà non mi importava. – Mi fa piacere..- ho risposto. –Vic..mi dispiace di averti detto quello che ti ho detto..- ha esclamato lui. –Mi dispiace..sono stato uno stronzo.- Sono rimasta in silenzio. Ero turbata. Non ero pronta ad incontrarlo. Non ero affatto pronta. –Vorrei solo che tu non mi odiassi.- ha detto. –Io non ti odio.- mi sono sentita rispondere. –Insomma..anche per me quello è stato un periodo difficile, ma ora è passato. Sto bene.- ho detto. Lui ha sorriso –Sono contento.- ha detto. Sembrava sincero. Un grido. Mi sono voltata giusto in tempo per vedere il bambino al quale Matty prima aveva rubato l’altalena spingerla per terra e farla cadere. –Ehi!- ho esclamato correndo sul luogo del delitto. Il bambino aveva cominciato a prenderla a palettate. –Smettila subito!- ho gridato strappandogli di mano la paletta e allontanandolo da Matty. Lui mi ha guardato con occhi colmi di rabbia. –E’ una stronza!- ha esclamato. –Ma..!- ero basita dal fatto che un bambinetto di neanche 6 anni usasse già quelle parole. Ma gli urli di Matty hanno richiamato la mia attenzione. Era disperata. L’ho presa in braccio e l’ho portata via dal covo del nemico. –Ti ha fatto male?- le ho chiesto. Ma lei non rispondeva continuando a piangere. – Ha le ginocchia sbucciate..- mi ha fatto notare Sebastian. L’ho guardate, era vero i collant su entrambe le ginocchia erano buchi e sporchi di sangue. – Matty tranquilla..adesso andiamo a casa e vedrai che guariscono subito..- ho detto cercando di prendere un fazzolettino dalla mia borsa e nel frattempo impedire che lei mi prendesse a calci. – Devo andare all’ospitale!- ha piagnucolato lei. –Sono due graffietti..non c’è bisogno di andare all’ospedale.- ho osato dire. Lei è scoppiata a piangere ancora più forte. –Voglio un dottore! Hai detto tu che i dottori fanno guarire!- ha strillato. Ho guardato Sebastian non sapendo più che fare. – Dammela..- ha detto lui e l’ha presa in braccio. Lei l’ha guardato continuando a piangere e a dimenarsi – Matilde, io sono un dottore. Va bene se ti curo io?- Lei ha continuato a singhiozzare ma poi si è calmata, l’ha guardato e ha fatto di si con la testa. –Sei sicuro?- ho sussurrato. Lui ha annuito – Abito qua dietro..- ho detto e ci siamo incamminati verso casa. Per tutto il tragitto Matilde è voluta stare in braccio a Sebastian singhiozzando di tanto in tanto, giusto per farci capire che lei stava eroicamente in silenzio ma non per questo aveva smesso di soffrire. Sebastian l’ha fatta sedere sul tavolo della cucina. –Le calze bisogna toglierle.- ha detto. Lei ha annuito seria. –Puoi togliermele Vic?- mi ha chiesto come se io fossi l’infermiera..l’assistente di Sebastian. Ho annuito facendo quello che mi aveva detto. –Allora..- ha mormorato Sebastian guardando con interesse le ginocchia della bambina. –E’ grave?- ha piagnucolato lei. –No..non è grave.- l’ha rassicurata lui. –Niente punture?- ha chiesto lei. –Niente punture.- ha risposto lui. – Hai dei cerotti e dell’acqua ossigenata?- ha chiesto poi a me. Io ho annuito posando la mia borsa in parte a Matty e sono andata a cercare la cassettina con i medicinali. Quando sono tornata con l’occorrente Matty stava frugando dentro la mia borsa e ne aveva giusto appena estratto il sacchetto della farmacia contenente un lucidalabbra, delle pastiglie di aulin e..-Matty lascia stare quella scatola!- ho detto non appena lei si è messa ad armeggiare con la confezione della pillola. –Cos’è?- ha chiesto mostrandola a Sebastian. Poi ha cercato di aprirla. –Sono caramelle? Posso mangiarne una?!- ha chiesto guardando con interesse le 24 pastigliette colorate. –No..non sono caramelle.- ha detto Sebastian cercando di toglierle la scatola di mano. –Sono mie!- ha protestato lei. –No..non sono tue..sono medicine. Non puoi mangiarle.- ha detto lui. Lei l’ha guardato contrariata. –E allora a cosa servono?- ha chiesto curiosa. Sebastian mi ha lanciato un’occhiata. Immagino che non si potesse risponderle che servono per fare sesso senza rischiare di avere bambini. – Servono solo ai grandi..non ai bambini- ho detto riuscendo finalmente a toglierle la scatolina di mano. L’ho messa su una mensola alla quale sicuramente lei non sarebbe potuta arrivare.

Sebastian finalmente è riuscito a metterle due cerotti sulle ginocchia. Poi l’ha fatta scendere dal tavolo. –Vado  a guardare i cartoni!- ci ha comunicato ed è corsa in sala. –Grazie.- ho detto io rivolta a Sebastian rimettendo a posto i cerotti e l’acqua ossigenata. –Figurati.- ha detto lui. Poi siamo rimasti in silenzio un attimo. Chissà se ci stava pensando pure lui che in questo momento    anche noi due avremmo potuto avere un bambino. Forse si..ed è per questo che ha abbassato lo sguardo. Però mi sono accorta di una cosa. Non mi faceva più male ripensarci. E’ vero..avremmo potuto avere un bambino, ma non è stato così. Vorrà significare per forza qualcosa quello che è successo. Probabilmente non era destino che io e lui stessimo assieme, non era destino che io e lui avessimo un bambino..se le cose fossero andate diversamente io non avrei mai conosciuto Chris..e io stavo così bene con Chris. Ogni giorno sempre di più..era fantastico..era un ragazzo meraviglioso. E allora perché quando lui mi si è avvicinato io ho avuto paura? Mi ha guardata. E poi l’ha detto –Io vorrei essere veramente tuo amico..anche dopo tutto quello che è successo..- e io mi sono sentita così sollevata. Se era la mia amicizia che voleva io sarei stata contenta di dargliela. Veramente contenta. Ho annuito e automaticamente l’ho abbracciato. E’ stato così bello stringerlo nuovamente. Lui mi ha abbracciata a sua volta.  Poi ho sentito la porta d’ingresso che si apriva,mi sono allontanata da Sebastian, per un attimo ho temuto che Matty avesse deciso di andarsi a fare un giro, ma poi l’ho sentita cinguettare allegra. –Zio Chris!- ho guardato l’ora. Era strano che Chris fosse già tornato alle sei. –Hai visto che mi sono fatta male?Un brutto bambino al parco mi ha picchiata..ma poi Vic l’ha fermato..ma lui mi aveva già fatto male..allora un amico di Vic  che fa il dottore mi ha curata..vieni!- ha riferito tutto d’un fiato trascinandolo in cucina. –Ciao!- ho detto io sorridendo e andandogli incontro. –Sei tornato presto..- ho detto contenta. –Ciao.- ha detto lui. –Ecco lui è il mio dottore!- ha detto Matilde indicandogli Sebastian che si è fatto avanti. –Sebastian Valmont..Christopher Mayer.- ho detto io cercando di fare le presentazioni. Si sono stretti la mano. –Penso che ci siamo già visti..- ha detto Chris –Eri nella squadra di football del Cambridge?- gli ha chiesto Sebastian –E tu in quella del Manchester..- -Già.- ha risposto Sebastian. Era incredibile..certo non che tutti e due avessero giocato a football all’università..quanto il fatto che si assomigliavano tantissimo. Soprattutto fisicamente. Alti praticamente uguali. Entrambi con le spalle larghe e i fianchi stretti..con le mani grandi..le braccia muscolose..non ci avevo mai pensato prima, l’unica differenza palese era che uno aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri, l’altro i capelli neri e gli occhi verdi.   Sono rimasti a parlare per un attimo come se si conoscessero da sempre. Poi Sebastian ha detto che doveva andare, che era reperibile e quindi doveva essere in ospedale. Matty ci ha tenuto ad accompagnarlo alla porta.

-Sono contenta che tu sia tornato presto.- ho detto seguendo Chris in camera da letto. Lui mi ha guardata direi..desolato. –Devo uscire subito..volevo solo farmi una doccia e cambiarmi..stasera sono a cena con il procuratore e..- si è interrotto probabilmente vedendo la mia espressione da cagnolino bastonato. –Non te l’avevo detto?- ha chiesto lui. Io ho scosso la testa. Non ero arrabbiata, ero solo triste. Lui si è sfilato la giacca e la cravatta. –Mi dispiace..- ha detto avvicinandomisi. Poi mi ha sorriso –Ti va di farmi compagnia?- ha chiesto mettendomi le mani sui fianchi. –C’è tua nipote di là..- ho detto forse calcando troppo la mano sul fatto che la personcina di là fosse parente sua e non mia. –Sta guardando la televisione..- ha detto lui facendo scivolare le mani sotto il mio maglione fino ad accarezzare i miei fianchi nudi. –Non mi sembra una buona idea..- ho detto cercando di togliergliele. Ma la sua bocca si è posata sul mio collo. Mi ha trascinata in bagno. Ha cominciato a spogliarmi e a spogliarsi. Mi ha tirata sotto la doccia. Il getto caldo dell’acqua mi ha provocato una serie infinita di brividi mentre le sue mani, le sue labbra vagavano per tutto il mio corpo. Lo sentivo duro premere contro la mia pancia. Mi ha presa in braccio e io ho allacciato le gambe ai suoi fianchi..poi tutto d’un tratto.. con un colpo secco mi ha penetrata. Ho lanciato un grido di piacere circondandogli il collo con le braccia e stringendomi ancora di più a lui. Per un momento ho pensato che i rumori che sentivo li causasse lui spingendomi contro la parete della doccia, poi ho capito che venivano dalla porta del bagno. Qualcuno ci stava picchiando contro. Se n’è accorto anche Chris. Mi ha guardata dispiaciuto posandomi a terra. – Vic!!Vic!! Dove sei?- strillava Matilde dall’altra parte della porta. Ho fatto un sospiro, mi sono avvolta in un asciugamano e lanciando senza volerlo un’occhiata piena di rammarico nei confronti di Chris sono uscita dal bagno.

Lui è uscito. E per me all’orizzonte si prospettava un’allettante mercoledì sera con una bambina di 4 anni e mezzo.

Ho deciso di invitare Beth e Paul.

Ovviamente Paul e Matty si sono presi subito in simpatia. –E’ ora di andare a letto.- ho detto interrompendoli mentre giocavano con le Barbie. –Eddai Vic non rompere..sono solo le nove e mezza!- ha esclamato Paul intento a fare un’acconciatura esotica alla sua Barbie sirena. –Appunto, sono già le nove e mezza. E’ tardissimo.- ho detto prendendo in braccio Matty. –Notte notte Paul!- ha detto lei facendogli un sorrisone –Magari domani giochiamo con le Polly Poket!- gli ha proposto lei. –Sicuro!- ha detto lui contento. Ci metterei la mano sul fuoco che fosse veramente contento all’idea di giocare con le Polly Poket.

Visto che in sala dovevamo stare noi tre, ho messo Matty nel letto matrimoniale. Al massimo l’avrei spostata più tardi.

-E che fine ha fatto Chris?- mi ha chiesto Paul non lasciando giù la Barbie. –Aveva una cena con il procuratore..- -Accidenti..vi state vedendo poco in questo periodo..- ha detto Beth. Io ho annuito rattristata. –Passerà.- ho detto cercando di convincere anche me stessa. Soprattutto me stessa. Poi ho raccontato loro di Sebastian. E mi aspettavo qualunque reazione ma non questa. Beth mi è saltata al collo. Mi è saltata al collo proferendosi in ringraziamenti. –Oddio!!Signore..grazie!!Grazie! Grazie!- -Che cavolo ti sei fumata?- ho chiesto io levandomela di dosso. –Hai salvato il mio matrimonio!- ha detto lei. Ho lanciato un’occhiata a Paul che sembrava confuso quanto me.

-Ho avuto una litigata tremenda con Josh. Non te l’ho mai detto ma lui e Sebastian sono amici..e lui ovviamente lo vuole invitare al matrimonio..e alla festa di fidanzamento. Ma io non volevo perché se fosse venuto tu saresti stata costretta a incontrarlo..oddio, non riesco ancora a crederci! Grazie a Dio avete fatto pace!- -Ma scusa com’è stato rivederlo?- mi ha chiesto Paul posando per un attimo le Barbie. Ho fatto un sospiro. –All’inizio spiazzante..- ho detto. –Poi è andata bene..insomma..ho capito che mi è passata.- -E Chris? Lui lo sa che Sebastian..insomma che stavate assieme?- -No..non sa nulla. Non ancora almeno. Ho intenzione di dirglielo però. Mi sembra giusto. Non mi va di nascondergli le cose.-

 

Paul ha sbadigliato. Poi ha guardato l’orologio. E ha fatto un saltino –Merda..ma sono le due!- ha esclamato alzandosi in piedi. Anche Beth sembrava sorpresa. –Non avevi detto che Chris sarebbe tornato al massimo alle undici e mezza?- ha detto lei infilandosi il cappotto.

E’ vero mi aveva detto così. Ma ci sarà stato un buon motivo per cui alle 2 non era ancora a casa.

Mi sono messa il pigiama e lavata i denti impiegandoci il più possibile..sperando che arrivasse da un momento all’altro. Mi sono messa in parte a Matty nel letto. Ho preso un libro. Ero decisa, l’avrei aspettato sveglia. Ho preso un libro dal mio comodino. Dieci minuti dopo penso di essere crollata in un sonno profondo.

Mi ha svegliata un tuono. Mi sono alzata di scatto spaventata. Il letto accanto a me era vuoto. Giusto..oddio.Dov’era Matty?E Chris? Non era ancora tornato. Mi sono infilata la vestaglia sopra il pigiama. E nel farlo lo sguardo mi è caduto sulla sveglia. Le quattro e mezza. Fuori diluviava. –Matty?- ho mormorato con la voce ancora impastata dal sonno. Sono andata fino in salotto a piedi scalzi.

Mi sono fermata appoggiandomi allo stipite di una porta. Chris, ancora vestito di tutto punto stava sistemando Matty ancora addormentata sul divano. Le ha rimboccato le coperte e poi le ha fatto una piccola carezza su una guancina.   Infine si è accorto di me. Mi ha sorriso. –Non volevo svegliarti..- ha mormorato avvicinandosi. Io sono rimasta in silenzio. Non sapevo nemmeno cosa dire. Sono ritornata in camera e mi sono infilata nuovamente sotto il piumino. Ho spento la mia abat-Jour girandomi su un fianco. D’accordo, probabilmente ero un po’ arrabbiata. Chris mi ha raggiunto dopo un po’. Si è infilato anche lui sotto le coperte. Ho sentito una sua mano accarezzarmi la schiena. –Piove tantissimo..- ha detto lui avvicinandosi di più a me e facendo quasi aderire il suo corpo al mio. La sua mano è scivolata sul mio fianco. Si è intrufolata sotto la maglietta del pigiama..è passata vicino al mio ombelico..sul mio stomaco..ha raggiunto un mio seno e l’ha stretto piano. Ho mugugnato qualcosa infastidita. Ma lui non ha recepito. Ha continuato ad accarezzarmi un seno..ora dedicando anche un po’ di attenzioni all’altro. Era talmente vicino che mi era impossibile non accorgermi del mutamento che era avvenuto a livello  del suo bacino. Ho mugugnato ancora qualcosa che voleva significare scordatelo. Ma lui non ha desistito..la sua mano ha cominciato a intrufolarsi nei pantaloni del mio pigiama. Allora ho capito che i mugugni erano inutili. Meglio essere chiari. –Ho sonno.- ho detto. Lui ha interrotto la sua escursione. E pensavo che la cosa fosse finita qua, quando improvvisamente mi sono sentita abbassare i pantaloni. Ho cercato di opporre una debole resistenza. Debole perché ero troppo addormentata per potere fare di più. Il mio sedere era ora a sua completa disposizione nonostante io non fossi affatto d’accordo. Ha ripreso ad accarezzarlo e stringerlo mentre armeggiava con i suoi boxer. Io sono rimasta immobile. Mi ha dischiusa con le dita entrando piano in me. Ho emesso un impercettibile gemito perché nonostante tutto cominciavo ad eccitarmi. Lui ha tenuto la mano lì,continuando ad accarezzarmi piano mentre da dietro lentamente si spingeva sempre più a fondo. Mi ha messo una mano sul fianco stringendolo forte.  Ha preso a muoversi più veloce..e inaspettatamente ha rallentato..l’ho sentito gemere..e poi fermarsi. Sono rimasta per un attimo basita. Mi aveva lasciata a bocca asciutta. –Mi dispiace..- ha mormorato scivolando piano fuori. Penso si sia tirato su i boxer. E io mi stavo veramente arrabbiando. Poi ho sentito una sua mano farsi strada tra le mie cosce. Ma il danno era fatto. Gliel’ho levata bruscamente e sono sparita in bagno.

 

Mi ha dato un bacio sulla fronte per svegliarmi..profumava di schiuma da barba. Ho aperto piano gli occhi cercando di metterlo a fuoco. –Che ore sono?- ho biascicato. –Le nove.- ha risposto lui facendomi una carezza per togliermi i capelli dal viso. –Porto Matty all’asilo e poi vado in studio..ci vediamo stasera..-

Fantastico, così neanche oggi l’avrei visto.

 

-Ho un ritardo.- Al momento non ci ho fatto caso. Continuavo  sfogliare il catalogo per selezionare un possibile vestito per le damigelle. Poi ho messo a fuoco la cosa. –Eh?- ho chiesto. –Di due settimane.- Improvvisamente mi sono accorta che gli occhi di Beth stavano diventando lucidi. –Ho una paura fottuta di essere incinta..- se per un momento avevo pensato che le lacrime fossero di gioia ora mi rendevo conto che erano lacrime di pura, sconquassante disperazione. –Tutto quello che ho organizzato..andrà tutto  a puttane. Tutto per colpa di quello stupido idiota..gliel’avevo detto che..oddio che disastro..dovrò annullare tutti gli inviti!- ha frignato lei. –Ma perché?- ho osato chiedere –Hai fatto il test?- Lei ha scosso la testa soffiandosi energicamente il naso. –Non ho il coraggio..- ha singhiozzato lei.

Alla fine mi aveva chiesto se potevo andare io in farmacia a prenderle il test e poi. Io avevo accettato. Sono andata in farmacia, ma prima di passare da lei dovevo tornare a casa. Chris doveva prendere una cosa che aveva dimenticato. E aveva dimenticato pure le chiavi. –Ciao.- gli ho detto uscendo dall’ascensore. –Ciao..scusa se ti ho fatto tornare apposta..- ha detto dandomi un bacino. Gli ho aperto la porta. Lui è entrato e ha preso quello che doveva..io sono andata in camera a cambiarmi le scarpe, nonostante le avessi tenute su solo due ore mi avevano già fatto venire delle vesciche dolorosissime. Lui mi ha raggiunto in camera. –Mi servono le chiavi per uscire..- ha detto come se fosse colpa mia. Poi ha preso le chiavi dalla mia borsa. Per un momento non ci ho fatto caso. Ma poi il suo silenzio ha attirato la mia attenzione. L’ho guardato. Aveva una faccia strana. –Sei incinta?- ha chiesto. Oh..aveva visto la scatola del test di gravidanza che avevo in borsetta.–Io..- ho mormorato Era curioso come fosse diventato improvvisamente pallido. – Non puoi essere incinta..- ha esclamato lui. Scuotendo la testa..sembrava disperato. Io volevo dirgli che era per Beth ma mi sono mancate le parole. La sua reazione mi ha scioccato. – Non prendi la pillola?!- ha esclamato. Sembrava devastato. –La prendo.- ho detto. –E allora come cazzo è potuto succedere?!- ora sembrava persino arrabbiato. Possibile che fosse così terribile l’idea di avere un figlio con me? A parte che non era così ma..se fossi stata veramente incinta la sua reazione sarebbe stata quella? – Sei uno stronzo.- ho detto. Gli ho strappato di mano il test e l’ho rinfilato nella borsa. Mi sono infilata la giacca furibonda.  –Il test è per Beth!-

E detto, o meglio gridato, tutto questo sbattendo con violenza la porta sono uscita.

 

E poi le cose si sono susseguite in maniera velocissima. Beth era incinta. Josh era contento. Lei un po’ meno. Io mi sono rifiutata di rispondere alle chiamate di Chris. Non sono tornata a casa. E adesso ero sdraiata sul divano di Josh. Che a dirla tutta era non era stato particolarmente contento di ospitarmi.

Il telefono sul tavolino ha squillato. –Se è lui io non sono qui!- gli ho intimato prima che lui rispondesse. Lui mi ha lanciato una strana occhiata, come se pensasse che fossi pazza e poi ha risposto. Fortunatamente era solo sua madre. Quando ha messo giù mi ha guardata. –Ma perché ti rifiuti di parlargli? Magari ha delle spiegazioni per la sua reazione..- io ho fatto una smorfia. Non era da Paul essere così diplomatico. –Non mi interessano.- ho tagliato corto. Non potevano esserci scusanti a una reazione del genere..se fossi stata veramente incinta in questo momento sarei nello sconforto più totale..beh in ogni caso sono nello sconforto più totale. Ho sempre pensato che Chris fosse veramente maturo..insomma un adulto..non uno si ventisette anni che si comporta come se ne avesse la metà. Perché è esattamente così che si sarebbe comportato un ragazzino.

Viviamo assieme..non l’avrei vista così come un disastro avere un bambino. Sono d’accordo sul non cercarlo per ora..ma se capita..se capita osa c’è di male?

-Non mi sembra un comportamento intelligente..cosa hai intenzione di fare per il futuro? Continuerai a scappare da lui?- ha insistito Paul. – Lo sto evitando da si e no metà giornata..quando mi sarà passata l’arrabbiatura allora, forse, gli parlerò.- ho esclamato decisa. –E come fa a passarti l’arrabbiatura se non gli permetti di spiegarti?- Paul stava insistendo troppo. Qua c’è sotto qualcosa..sono scattata in piedi. –Tu gli hai detto che sono qua!- l’ho accusato. Lui ha scosso la testa. E’ diventato bordeaux. –Sei un traditore!- ho esclamato riversando la mia rabbia anche su di lui. –Ma..io gli ho detto di no..ma lui..- -Cosa?Improvvisamente hai perso la capacità di raccontare balle?- -Beh lui non ci credeva..cavolo..è un maledetto avvocato..è impossibile mentirgli!- Accidenti a Pual.Accidenti a Paul!!

In quel momento è suonato il campanello. Gli ho lanciato un’ occhiata carica di odio. Lui ha fatto per andare ad aprire. –Vado io!- ho praticamente ringhiato. Paul ha fatto un saltino all’indietro spaventato e mi ha ceduto il passo.

Ho aperto di scatto la porta. E mi sono trovata di fronte Chris. Era in tenuta da lavoro, diciamo. Indossava un cappotto blu sopra l’abito.

-Che cavolo vuoi?- ho chiesto brusca accostando la porta alle mie spalle. –Scusarmi.- ha detto lui. –Non mi interessa.- ho detto voltandomi e facendo per rientrare in casa. –Vic per favore..- ha detto lui con lo stesso tono con il quale si intimerebbe ad una bambina di smettere di fare i capricci.  L’ho guardato peggio che potevo. Ed ero pronta a ribadire che non mi interessava quando lui mi ha preceduto –Mi dispiace..- ha detto guardandomi negli occhi. Sono rimasta in silenzio. – Mi dispiace di avere avuto quella reazione..sono stato uno stronzo.- Ancora silenzio da parte mia. –E’ che..- -Lo sai che non ci sono scuse vero?- l’ho interrotto io. –Lo sai che non ti puoi inventare nessuna scusa..lo sai che non puoi inventarti nessuna spiegazione?Lo sai che..- -Non ho bisogno di inventarmi nulla.- ha esclamato lui. –Vuoi dire che c’è una spiegazione ragionevole?Una spiegazione comprensibile per la reazione che hai avuto? Vuoi dire che ci sono casi in cui normale arrabbiarsi con la propria ragazza perché pensi che sia incinta?- ho detto scettica. –Si.- ha risposto lui. Mi sono sentita avvampare per la rabbia. –E allora vai a farti fottere Chris!- ho esclamato e voltandomi di scatto ho aperto la porta per rientrare. Lui mi ha afferrato per un braccio bloccandomi. –Non ero arrabbiato con te..solo per la situazione..- ha detto. Non volevo starlo ad ascoltare. –Non mi interessa!- ho scandito. Lui ha sospirato. Mi ha lasciato il braccio. – A fine giugno vado a New York.- l’ ho guardato non considerando particolarmente significativa l’informazione che mi aveva dato. –Ci rimango fino a dicembre.- ha aggiunto. Comeeeeee? Ho gridato dentro di me cercando di rimanere impassibile all’esterno. – Se tu fossi stata incinta io non sarei potuto stare con te..non..non sarei stato qui nemmeno quando sarebbe nato..- ho detto. Se all’esterno mi sforzavo di rimanere immobile dentro era un caos. Se ne andava?E quando aveva intenzione di dirmelo? E lui ha pensato a tutto questo quando si è arrabbiato? E io come faccio senza di lui per 5 mesi? Ho scosso la testa. –E’ una scusa di merda!- ho esclamato con gli occhi che mi si riempivano di lacrime. Lui mi ha guardato dispiaciuto. –Non volevo dirtelo così..- ha detto avvicinandosi a me. –Lasciami stare!- ho esclamato allontanando la sua mano da me. –Mi dispiace..- -E quando avresti avuto intenzione di dirmelo?- ho singhiozzato. Lui ha sospirato abbracciandomi. –Mi dispiace.- ha ripetuto.

 

Sono tornata a casa con lui.

Avevo gli occhi gonfi e rossi. Siamo entrati in casa in silenzio. Ho posato la borsa sul tavolino e mi sono seduta sul divano. –Da quanto lo sai?- gli ho chiesto guardandolo mentre si sfilava il cappotto. –Da una settimana..- ha detto lui sfilandosi anche la giacca e allentandosi la cravatta. Una settimana..ho ripetuto tra me e me. –Sei ancora arrabbiata vero?- ha chiesto togliendosi definitivamente la cravatta e sedendosi sul divano accanto a me. Ho annuito. Lui si avvicinato. – Che cosa posso fare per farmi perdonare?- ha chiesto scostandomi i capelli dal viso. Ho scosso la testa. Non c’era nulla che potesse farmi rendere più accettabile l’idea di non vederlo per cinque mesi..e soprattutto dell’averlo saputo così all’improvviso. Ho fatto per alzarmi. –Vic.- mi ha fermato lui respingendomi sul divano. 

L’ho guardato rimanendo in silenzio. Lui si è seduto in parte a me. Mi ha guardata dritta negli occhi. Ha fatto un sospiro. –Vuoi sposarmi?- ha detto tutto d’un fiato. Sono rimasta immobile. Ho certamente capito male.

In silenzio, entrambi. Lui mi scrutava. Mi aveva chiesto di sposarlo?Mi aveva chiesto di sposarlo! No. Ho capito male..probabilmente ha detto vuoi spostarmi..vuoi scoparmi..vuoi tostarmi..vuoi sostarmi? No. Ha tirato fuori dalla tasca una scatolina blu. Non una scatolina blu qualsiasi. Quella aveva le misure perfette per contenere un.. l’ha aperta. No, non conteneva un anello. Conteneva l’Anello. L’ho guardato strabiliata. Di platino..tempestato lungo il bordo di piccoli brillantini..e al centro..da solo..un grande, grosso, immenso, imponente, enorme, smisurato, gigantesco, sterminato, magnifico diamante da almeno 2 carati e mezzo. Penso di aver aperto e richiuso la bocca parecchie e volte prima di riuscire ad emettere un qualsiasi suono. Lui mi ha guardato in attesa. Io ho più volte alternamente fatto vagare lo sguardo dal suo viso alla meraviglia che teneva in mano. –Io..- ho mormorato. Accidenti dovevo decidere se volevo sposare lui, non l’anello. Lui che se ne starà dall’altra parte del pianeta per 5 mesi. Non l’anello che da quando lo metterò al dito soggiornerà stabilmente sul mio anulare. Ho alzato lo sguardo – Sei sicuro?Sei sicuro della tua proposta?- gli ho chiesto. –Perché non dovrei esserlo?- ha detto lui sorridendomi. –Perché se poi a New York incontri un’altra che ti piace ancora di più e..- -Vuoi che te lo richieda quando torno da New York?- ha chiesto lui. Io ho scosso la testa. – Mi vuoi sposare Vic?- ha ripetuto lui.

 

Non ci credo..non ci credoooo..non ci credooooooo!! Lo so che è stato molto immaturo e scorretto da parte mia..ma non ho potuto fare a meno di lasciare un messaggio in segreteria a Beth, Paul e Debra comunicandogli il mio status sociale di ragazza fidanzata.

Chris sta dormendo..è sdraiato su un fianco. Ho la sua schiena a disposizione. Non riesco a rendermi conto che questo uomo un giorno o l’altro diventerà mio marito..mio marito..già soltanto dire questa parola mi rende euforica. Lui sarà mio per il resto della vita..e io sarò sua..solo sua..per sempre..

Gli ho accarezzato piano la schiena..la sua pelle è così morbida..a volte è forse anche più morbida della mia, nonostante lui non si cosparga dopo ogni doccia con crema da 50 sterline al flacone. Continuo ad accarezzarlo..è così bello. Mi sento così felice..Gli scrivo il mio nome sulla schiena con un dito. Come a marcare la proprietà. V..I..C..e poi ridacchio tra me e me..scrivo il suo di nome poi..C..H..R..I..S..Gli traccio intorno un cuore..Vic e Chris..si stanno proprio bene..me li immagino scritti sulla sua schiena..sulla sua morbidissima schiena. Lui si muove e mugugna qualcosa. Poi si volta. Umpf..ecco ora è sdraiato sulla schiena..ho a disposizione il suo petto..la sua pancia..il suo..emm..lasciamo perdere. Gli scosto un pochino il piumino di dosso. Lo tiro fino ai boxer..in modo di avere tutto il suo petto nudo a mia disposizione. Anche lì scrivo i nostri due nomi contornati da un cuoricino..Lui si muove..probabilmente gli ho fatto solletico. Allora gli accarezzo su e giù la pancia con la mano per tranquillizzarlo. Su e giù in modo innocente. Dai peletti che ha in mezzo al petto a quelli che stanno poco sotto al suo ombelico..lu segui..fino all’elastico dei boxer..strada chiusa. Ritorno su..e poi ancora giù. E la tentazione è troppa. La mia mano se ne infischia del blocco e si intrufola dentro i suoi boxer.

Penso che abbia apprezzato questo modo di essere svegliato.

 

Signora Mayer..Signora Victoria Mayer..Signora Victoria Duprais Mayer..Umm..Victoria Mayer Duprais..Vicoria Duprais in Mayer..Mmm..-Victoria per favore..mi porta la pratica Robert?- Trasalisco. Il mio ‘capo’ è in attesa di fronte a me. –Certo!- rispondo con il migliore dei sorrisi. Se no potrei tenermi il mio cognome e basta!

 

 

Paul e Beth l’hanno presa bene. La prima cosa che hanno detto entrambi è stata – Ti prego Vic, fammi fare la damigella d’onore!-

 [CONTINUA..]

August 31

7° PUNTATA

Sono passati 8 mesi da quella sera.

E’ metà dicembre.

-Vic guarda che sono arrivati i tuoi amici.- ha detto Chris passandomi davanti. Chris Mayer. 27 anni. Avvocato. Stiamo assieme da 3 mesi. Me l’ha presentato il ragazzo quasi marito di Beth, Josh. Era abbastanza alto. Più di me..certo non è difficile essere più alti di me. Ha i capelli nero scuro e gli occhi verdi. La prima cosa che ho pensato non appena l’ho visto era che era veramente carino, la seconda che aveva delle belle mani..la terza che se mi avesse procurato ancora un orgasmo usando solo la lingua l’avrei sposato.

Non l’avevo sposato. In compenso ero andata a vivere da lui. Convivevamo da ben 3 giorni e per questo avevamo deciso di dare una specie di festicciola con gli amici. Eravamo in tutto una trentina. –Viiiic! Ma come siamo belle!!- ha esclamato Paul abbracciandomi. Poi mi ha lanciato in mano un pacchettino. L’ho scartato – E io cosa me ne faccio di queste?!- ho chiesto tirando fuori dalla scatola un paio di manette. Paul mi ha strizzato l’occhio. – Adesso che convivete potete aprirvi a nuovi orizzonti!- ha ridacchiato. –Anche io ho una cosuccia..- ha detto Beth. –Ommioddio..ma è microscopico!- ho detto tirando fuori dalla scatola un perizoma fatto si e no da 2 cm di stoffa in tutto e un babydoll coordinato. –In questo caso più piccolo ce l’hai meglio è..- ha sghignazzato. Era incredibile..la festa era per la mia nuova  casa e loro per la mia nuova casa non mi avevano regalato proprio un bel nulla.

E’ stata una serata piacevole. Piacevole e intensa. Non stavo un minuto ferma. E Chris neppure. Saremo stati assieme si e no 5 minuti. Ecco perché ho deciso di rimediare una volta che tutti gli ospiti se ne sono andati. Mi sono defilata in camera mentre lui finiva di portare in cucina i bicchieri. Forse il regalo di Beth era proprio il più utile che avessi ricevuto. L’ho indossato. Mi sono guardata allo specchio. Umm si..mi stava proprio bene. Mi sono sdraiata sul letto. –Chris puoi venire?- l’ho chiamato. Ho sentito un rumore di cose che cadevano –Un attimo..- ha gridato lui. –Veloce!- ho esclamato io. Altro rumore –Arrivo!- Poco dopo Chris è spuntato sulla porta –Che cosa..- si è bloccato appena mi ha vista. Ha sorriso –Volevo sapere cosa ne pensi del regalo di Beth..- ho detto tirandomi su.  –Umm..- ha detto lui assumendo un aria pensosa e guardandomi. – Alzati..- ha detto. Ho fatto come mi ha detto, e ho fatto anche un giro su me stessa..per fargli vedere ogni angolazione! –Che dici?- ho chiesto. –Carino..- ha detto lui. –Carino?!- ho chiesto io. –Carino.- ha ripetuto lui –Ora fammi vedere come stai senza.-  

 

Avevo trovato lavoro come contabile in uno studio notarile. Non era una pacchia certo ma il mio stipendio aveva uno zero in più rispetto a quando lavoravo in banca. E mi serviva tutto. Perché ovviamente con Chris dovevo dividere le spese a metà. Lui all’inizio aveva detto che non era necessario, in fin dei conti l’appartamento era suo e non era un problema per lui continuare a pagarle da solo. Soprattutto perché il suo stipendio ha un bel paio di zeri in più del mio! Ma io avevo insistito. Mi sembrava giusto così. Per ridurre un pochino le spese gli avevo detto che poteva pure licenziare la donna che faceva le pulizie, che le avrei fatte io. Lui ancora una volta aveva detto di no, che non ero andata a vivere con lui per fargli da domestica. Ma io come la solito avevo insistito, gli avevo detto che non mi sarebbe pesato affatto, che ero abituata.e lui aveva licenziato la signora Marpel. E ora io mi ritrovavo con una pila più o meno alta 1 metro di cose da lavare e altrettante da stirare. Senza contare che non avevo avuto tempo di pulire nulla durante quella settimana perché ero incasinatissima con il lavoro, con il risultato che ora un bello strato di polvere troneggiava su ogni superficie della casa. Erano le sei. Chris sarebbe tornato entro un’ora e mezza e io dovevo: far partire una lavatrice, se non l’avessi fatto probabilmente lui non avrebbe più avuto boxer da mettersi per il giorno dopo, caricare la lavapiatti, eravamo rimasti a corto di bicchieri, fare la spesa, a meno di non preferire il digiuno, fare il letto con le lenzuola pulite che però erano ancora da stirare. Senza contare: Passare l’aspirapolvere, eliminare la polvere e togliere tutte le ditate dal tavolo di cristallo in salotto. Uguale: un’impresa disperata.

Ma armata di una gran buona volontà mi sono tolta il tailleur e mi sono infilata un paio di jeans rotti e una felpa. Caricato la lavapiatti, fatto partire la lavatrice, stirato le lenzuola, rifatto il letto, steso la lavatrice, svuotato la lavapiatti, eliminato la polvere, scovato una perdita d’acqua sotto il rubinetto della cucina e stavo giusto tentando di ripararla incastrata nell’armadietto sotto il lavandino quando Chris è tornato. Ho sentito dei passi. –Che stai facendo?- ha chiesto. –Passami la chiave inglese.- gli ho detto come se fossi perfettamente consapevole di quello che stavo facendo. Lui me l’ha passata. Solo che io ho girato dalla parte sbagliata. –Ahh!- ho gridato non appena un potente scroscio d’acqua mi ha investito la faccia. –Forse devi girare dall’altra parte..- ha detto il mio assistente ridacchiando. –Umpf..- l’ho fatto ma perdeva ancora. Sono sgusciata fuori dall’armadietto con i capelli zuppi d’acqua. Chris ha riso lanciandomi un asciugamano. Poi si è tolto la giacca. –Faccio io.- ha detto quasi alzando gli occhi al cielo e prendendo il mio posto nell’armadietto. L’ho guardato. Era estremamente eccitante vedere un uomo con la camicia e la cravatta armeggiare con chiavi inglesi e cacciaviti.E’ eccitante vedere un uomo fare lavoretti manuali. –E’ a posto..- ha detto tirandosi in piedi e con un leggero tono di superiorità.   –Bravo..ora vuoi la ricompensa?- ho mormorato avvicinandomi. Lui ha sorriso.

Mi ha preso in braccio facendomi sedere sul bancone della cucina, si è messo tra le mie gambe. Ha cominciato a baciarmi il lobi..il collo..sempre più giù mentre mi sfilava la felpa. Mi ha afferrato il seno con le mani stringendolo piano, giocando con i miei capezzoli mentre la sua lingua vagava sul mio collo. Era incredibile quanto tutto questo fosse eccitante. Si è slacciato i pantaloni. Mi ha sfilato le mutandine e con una mossa sola mi ha penetrata fino in  fondo. Ho fatto di tutto per trattenere un grido ma non ci sono riuscita. Era stato travolgente. Non era possibile. L’orgasmo si raggiungeva alla fine..non all’inizio. Mi ha afferrata per i fianchi e ha cominciato a muoversi più veloce. Non smetteva di piacermi. Oddio..Oddio..sono venuta un’altra volta abbandonando la testa all’indietro. Era stato ancora meglio del primo. Amo. Amo fare sesso in cucina..

Mi sono accoccolata a lui rannicchiati sul pavimento.

Mi ha accarezzato i capelli dandomi del piccoli bacetti sulla testa. – Io ho un po’ fame..- ha detto ad un certo punto. Mi sono tirata su – Vuoi uscire?- gli ho chiesto. Lui si è passato una mano sul viso –Sono un po’ stanco..non possiamo stare a casa?- ha chiesto. Mi sono morsa un labbro –E’ che non c’è nulla..sono tornata a casa alle sei, ho dovuto stirare le lenzuola, caricare la lavatrice, la lavapiatti, fare il letto, togliere la polvere..non sono riuscita  a fare la spesa.- ho concluso sentendomi in colpa. Ma lui non sembrava arrabbiato –Vic..te l’ho detto non sei obbligata a fare tutto questo..non puoi stare in ufficio dalle 9 alle 6 e poi sistemare anche la casa..non è necessario.- ha detto alzandosi a sua volta – Ma prima lo facevo..- ho detto io. –Ma prima dovevi pensare solo a te..e la casa era più piccola..-ha detto lui sorridendomi e accarezzandomi con dolcezza il viso – Domani richiamo la signora Marpel..- ha detto. Stavolta non ho avuto il coraggio di oppormi.

Alla fine abbiamo ordinato qualcosa al cinese e l’abbiamo mangiato davanti ad un film. L’indomani sarebbe stata la vigilia di Natale.

La sera l’avremmo passata dai miei..il pranzo di Natale invece dai suoi. E sarebbe stata per entrambi la prima occasione in cui avremmo visto i genitori dell’altro. Ovviamente la cosa mi terrorizzava. Mi terrorizzava farlo conoscere ai miei e mi terrorizzava conoscere i suoi.

Ma non c’era scampo a meno che fingere un attacco do morbillo all’ultimo minuto. Lui però non sembrava in ansia, o se lo era riusciva a nasconderlo benissimo. –Come mi devo vestire?- mi ha chiesto affacciandosi in bagno mentre finivo di mettermi la crema idratante dopo la doccia. –Come vuoi.- ho risposto io. –Formale o informale?- -Beh come ti vestirai domani..- ho detto io. –Quindi giacca e cravatta?- ha chiesto lui. L’ho guardato sgranando gli occhi, pensavo che scherzasse. No, non scherzava. –Domani è una cosa così elegante?- ho domandato preoccupata pensando che se era così..-Ma allora io non ho niente da mettermi!- ho esclamato. – Vic, i tuoi vestiti occupano più di metà della cabina armadio..- ha detto lui inclinando la testa - ..mi risulta un po’ difficile credere che tu non abbia nulla da metterti..- ha detto ridacchiando. Ma io non ci trovavo nulla di divertente. Mi sono precipitata nella suddetta cabina armadio. Ho aperto tutte le ante. –Io non so cosa mettermi!- ho esclamato disperata. –Quello.- ha detto lui indicando un vestito nero. –O quello.- ha detto indicandone un altro –O quello..o quello..o quello..o quello..- ha indicato almeno 10 vestiti neri. –O questo..- ha detto ridacchiando e tirando fuori dall’armadio una camicia da notte nera semitrasparente. –Stupido!- ho esclamato rimettendola al suo posto –Dai Vic, ci pensiamo domani..piuttosto io come mi devo vestire stasera?!-

Alla fine alle sette e mezza eravamo entrambi pronti. E lui era così carino..ho pensato mentre lo guardavo infilarsi un maglione blu sopra la camicia. Avrei avuto così tanta voglia di spogliarlo!

Ma lui si è opposto. –Siamo in ritardo..- ha detto spingendomi quasi con forza fuori di casa. –Dai..- ho insistito io –Una cosina veloce..- ho mormorato mentre lui chiudeva la porta. Lui ha scosso la testa e mi ha fatto salire in macchina. –Uffa!- ho detto io fingendo di mettere il broncio. Ha messo in moto. Il rombo che faceva la sua macchina mi faceva sempre spaventare.

Come al solito dai miei ci sarebbero state una trentina di persone..sempre le stesse..e sempre ugualmente alticce ancora prima di incominciare la cena. Il fratello di mia madre Frank e la sua ingombrante consorte Rose. E tutta la combriccola dei miei 4 cugini tutti con figlioletti a carico. Poi la sorella di mia madre Josephine. Mia nonna Amalia. I fratelli e sorelle di mio padre e rispettivi consorte. Tutta gente di cui non potevo fare a meno di vergognarmi. –Tesoro!!- ha squittito mia madre aprendo la porta. Mi ha abbracciata. Poi ha guardato Chris con occhi luccicanti. –Signora Duprais..- ha detto lui –Mamma lui è Christopher.- ho detto io facendo le presentazioni sulla soglia di casa. –Chiamami Evelin!- ha cinguettato lei. Per un momento ho avuto il terrore che lei gli stesse dicendo di chiamarla mamma!

Siamo entrati in casa. Mia madre ha preso il mio cappotto e quello di Chris. –Quanta gente..- ha commentato lui guardandosi intorno. In effetti c’era molta più gente del solito. –Patatina!- ha esclamato sorridendo mio padre venendomi in contro. –Ciao papà.- ho detto abbracciandolo. –Lui è Christopher..- ho detto indicando Chris che era rimasto in parte a me. Si sono stretti la mano. – Venite, prendete da bere!- ci ha incoraggiato mio padre. Ho preso un bicchiere di vino per me e uno per Chris. –Quando vuoi andare basta che me lo dici.- gli ho sussurrato. –Ok.- ha risposto lui guardandosi intorno quasi affascinato – Sai..di solito le cene a cui sono stato erano molto più..più..- ha detto cercando le parole. –Eleganti?Formali?Silenziose..?- ho detto io cercando le parole. –Hugo!!Lascia giù quella candela!- ha strillato mia cugina Isabel strappando di mano del suo pargoletto di 3 anni  per l’appunto una candela. -..più vuote.- ha concluso Chris sorridendomi. Ho alzato le spalle. Lui mi ha sorriso di nuovo. –Vado a prenderti qualcos’altro da bere..- ha detto lui togliendomi di mano il bicchiere mezzo vuoto e sparendo in mezzo alla folla. Non ho fatto in tempo a perderlo di vista che sono stata attorniata dalle mie due cugine gemelle. Rosine e Cristina. Hanno un anno in più di me. –Victoria!- hanno esclamato in coro. –Ciao.- ho detto io. – Accidenti come sei magra..- ha esclamato Cristina squadrandomi da capo a piedi. – Non mi pare..- ho detto io. Ero normale. Certo magrissima in confronto a loro. Penso che assieme pesassero sui 150 kg. E avevano delle tette immense. Messe abilmente in mostra da una profonda scollatura. –Abbiamo saputo dalla zia che ti sei sistemata..- ha detto Rosine con uno strano sorrisino –Con un avvocato vero?E’ qua?- ha chiesto Cristina. –Si..- ho solo fatto in tempo a dire – E dov’è?Vogliamo vederlo!- ha strillato Rosine sovreccitata.

-Ehi guarda chi c’è! La cuginetta snob!- ha ridacchiato Percy. Figlio di uno dei fratelli di mio padre. Non troppo alto e tarchiatello. Con un q.i. di non più di 60. E decisamente pervertito. Si è avvicinato a noi. Mi ha squadrata dall’alto in basso – Sei in forma..- ha detto. In quel momento mi sono pentita di non aver messo un vestito più accollato. –Ciao Percy.- hanno detto le mie cugine. Lui le ha guardate ridendosela..- Ma come siete in forma anche voi.. circolare direi..- Che stronzo! Le mie cugine hanno serrato le labbra offese.  –Mi hanno detto che sei venuta accompagnata..allora dov’è il tuo cavaliere?- ha sghignazzato ancora. Era insopportabile. –E’ andato a prendere da bere.- ho detto io fredda. –Bene..speriamo che torni presto..non vedo l’ora di conoscerlo.E cosa fa?E’ un altro impiegatuccio di banca rachitico e smunto?- ha detto con un ghignetto stronzo. –Fa l’avvocato.- ho detto io non volendo rispondere alle sue provocazioni.-Uh..un avvocatino..aspetta aspetta me lo immagino già. Trentacinque anni..portati da cani..colorito verdognolo e occhiaie da isterismo. Alto un metro e un tappo..con le ossicine talmente sottili che se solleva qualcosa se le spezza. Con il cosino che non gli si drizza neanche più talmente è nevrotico..- ho riso. Percy era un idiota. – A me non pare di essere nevrotico..- ha detto Chris sorridendo comparendo dietro Percy e porgendomi un bicchiere. Lo sovrastava di 20 cm buoni. –Lui è mio cugino..- ho detto ridacchiando dopo aver visto Percy sbiancare. –Ciao.- gli ha detto Chris quasi sorridendogli. Ovviamente Percy si è defilato senza rispondere, con la coda tra le gambe. –Ciao..- hanno invece miagolato Rosine e Cristina. Ommioddio..

-Vicky!Ma ciao!- ha detto Debra. La cugina che si era appena sposata ed era rimasta subito incinta. Era quella con cui andavo più d’accordo. –Ciao.- mi ha detto suo marito Martin. –Deb!- l’ho abbracciata io. –Oddio ma è..- le ho guardato la pancia –E’ immensa..- ha piagnucolato lei. –Non ne posso più..non vedo l’ora che nasca!-  Debra aveva un po’ il mio fisico..era piccolina e magrolina..il pancione la sovrastava. –Quando?- ho chiesto io. – Metà gennaio..ancora poco per fortuna.- mi ha risposto. Ho presentato a loro Chris. E’ venuto fuori che aveva delle conoscenze in comune con Martin. Dopo un po’ sono spariti. Credo che siano andati a fumare. –E’ veramente carino!- ha esclamato Debra strizzandomi l’occhio. Io ho sorriso compiaciuta. –Tornate a Londra o rimanete qua?- -Torniamo..domani sono a pranzo dai suoi..- ho risposto io bevendo un sorso di vino. Debra ha più o meno fatto aumentare la mia ansia di 10 volte tanto raccontandomi di che disastro era stato quando ha conosciuto i genitori di Martin. Che sua madre continuava a lanciarle frecciatine, che si sentiva osservata come non mai..-Ma è normale..tutte le madri sono gelose dei loro figli maschi!- ha detto lei cercando di risollevarmi il morale. –Ho paura.- ho detto io. Lei ha riso –Oh non essere sciocca! Non ti mangerà mica.-

Chris e Martin sono tornati da noi. Stavano ridendo. Mi piaceva così tanto questo aspetto di Chris..riusciva ad essere simpatico a tutti. Certo, escluso Percy.

Mi ha cinto i fianchi con un braccio. –Mi fai vedere la tua camera?- ha mormorato al mio orecchio mordicchiandomi un lobo. Io gli ho dato una pacchetta sul braccio. –Non si può..- ho sussurrato mentre mia zia Josephine, zitella incallita, ci passava davanti lanciandoci un’occhiata di disappunto.  –E dai..- mi ha supplicato lui mordendomi ancora l’orecchio.

L’ho afferrato per una mano e l’ho trascinato su dalle scale, ero sicura che nessuno ci avesse visto.

Ho chiuso la porta della mia camera. Ho acceso la luce –Carina..- ha detto lui guardandosi intorno. –E questo che cos’è?- ha detto afferrando un orsacchiotto mezzo distrutto dal mio letto –E’ Wuby..trattalo con rispetto!- ho detto sorridendo. –Se no sappi che la pagherai..- ho detto facendo la faccia seria e incupendomi. – Ah si?- ha detto lui. –Si!- ho esclamato spingendolo con forza contro l’armadio. L’ho baciato mentre gli sbottonavo i jeans. Glieli ho abbassati di un poco inginocchiandomi ai suoi piedi..ho cominciato ad accarezzarlo indirizzandolo verso la mia bocca; ho dischiuso le labbra cominciando a leccarlo piano piano..lui ha emesso un piccolo gemito. Mi piaceva farlo..assaporarlo come qualcosa di buonissimo..ho cominciato a succhiarlo con maggior impeto e lui a gemere più forte infilando le dita tra i miei capelli. –Vic..- ha ansimato lui facendo per allontanarmi. Ma io non ho spostato la testa, volevo che venisse nella mia bocca.

Siamo ritornati da basso 20 minuti dopo..certo non prima che lui avesse ricambiato facendo con la lingua delle cose che non oso descrivere ma che mi hanno procurato ben due orgasmi.

-Dove vi eravate cacciati?!- mi ha chiesto mia zia Rose. –E’ il momento del dolce!- ha detto poi facendo gli occhi dolci a Chris. Lui le ha sorriso. Che tesoro! Era ammirabile che riuscisse a sorridere persino a mia zia..

Siamo tornati da Debra e Martin. –Siete spariti..- ha detto lei ammiccandomi –Dio..non sai quanto ti invidio!- ha sospirato. Mia zia Colette, una paffuta sessantenne con i capelli biondo platino si è unita  a noi. – Oh come sei bella Debra..sembri un fiore!- ha esclamato stringendole le guance. – Si come no..- ha risposto Deb allontanandola –Semmai sembro una balenottera..- -Oh non essere sciocca tesoro..sei bellissima..non è vero Martin?- Martin ha annuito, in ogni caso non gli sarebbe stato permesso di fare diversamente. –E tu Victoria..- ha detto poi rivolgendosi pericolosamente a me..avevo paura che si mettesse a dire che anche io dovevo rimanere incinta il prima possibile -..ne stavo giusto parlando ieri con tua mamma..se non l’avessi perso il tuo bambino adesso avrebbe avuto quattro mesi..magari lui e il piccolino di Debra sarebbero diventati amici..- Prima non avevo niente contro mia zia Colette, ora avrei tanto voluto tagliarle la gola con le mie stesse mani.

A Chris non l’avevo ancora detto.Non era da escludere che un giorno magari l’avrei anche fatto. Ma l’avrei fatto io..nel modo che volevo io! Odio quella stupida palla bionda.

 

Verso l’una ci siamo rimessi in macchina. Chris sembrava normalissimo. Eravamo andati alla messa di mezzanotte..avevamo salutato tutti ed eravamo partiti. –Sei stanca?- ha chiesto lui accarezzandomi una coscia. Ma come? Non era arrabbiato? Io ho annuito. Magari lui non aveva sentito quello che aveva detto mia zia, magari lui era ancora all’oscuro di tutto. No, impossibile. –In mezzora siamo a casa..- ha detto lui continuando la sua carezza. Forse voleva fare finta di nulla? Ma non era la cosa migliore..-Mi dispiace.- ho esclamato tutto d’un tratto. –Di cosa?- ha chiesto lui guardandomi confuso e ritraendo la mano per cambiare marcia. –Di non avertelo detto io..che tu l’abbia scoperto così..posso capirlo se ti arrabbi.- ho mormorato. Lui è rimasto in silenzio. –Non sono arrabbiato.- ha detto lui dopo poco sorprendendomi –Perché dovrei arrabbiarmi a sapere che sei rimasta incinta quando?Più di un anno fa..non ci conoscevamo nemmeno..- ha detto lui riappoggiando la mano sulla mia coscia –Dovresti essere arrabbiato perché non te l’ho detto..- ho mormorato io. Lui ha scosso la testa – Io non so cosa sia successo ma da quel capito l’hai perso..deve essere stato doloroso..è comprensibile che tu non ne voglia parlare..non ancora magari..e poi ci conosciamo ancora da poco tempo..anche tu non sai ancora tutto di me.- ha detto e mi ha sorriso. Io l’ho fissato sbalordita..come faceva ad essere così fantastico?

 

Purtroppo però il giorno dopo è arrivato. Lui mi ha accarezzato il viso cercando di svegliarmi..io per tutta risposta mi sono tirata le coperte fin sotto il mento. –Dobbiamo andare..- ha detto lui. –Ho sonno.- mi sono lamentata. –Sono le 10 e mezza..- ha continuato lui cercando ti tirarmi fuori dal piumino. –Voglio dormire.- ho borbottato. –Cosa devo fare per farti svegliare?- ha chiesto lui sospirando. Ho aperto gli occhi di scatto –Una cosa ci sarebbe..- ho mormorato.

E alla fine siamo arrivati in ritardo di un quarto d’ora. Non tanto perché ha eseguito i miei ordini per farmi alzare, quanto per il fatto che non trovavo le scarpe. –Non puoi mettertene un altro paio?- ha chiesto lui spazientito guardando l’orologio. –No..io ho deciso che devo mettere le mie Jimmy Choo.- ho esclamato caparbia. Alla fine le ho trovate, dentro la scatola delle Manolo.

Eccoci nel covo del nemico.

Ci ha aperto la porta un maggiordomo. Argh..brutto segno..come minimo ero troppo poco elegante. –Grazie Adam.- ha detto Chris consegnandogli i nostri cappotti. –I suoi genitori l’aspettano in sala.- l’ha informato il maggiordomo. Mi sono sistemata il vestito nervosa –Sei bellissima..- mi ha sorriso lui e poi mi ha preso per mano.

-Zio Chris!!- una specie di trottolino alta più o meno un metro ci è corsa incontro. Chris l’ha presa in braccio. – Lei è Matilda..- ha detto. Matilda gli ha dato un bacio sulla guancia e poi mi ha guardato curiosa. – E lei è la tua fidanzata?- ha chiesto poi guardando Chris dritto negli occhi – Si chiama Victoria..- ho sorriso alla bambina che ancora una volta mi scrutava a fondo. –Che bella che sei.- ha detto poi con una semplicità spiazzante. – Vero?Gliel’ho appena detto anch’io..- ha esclamato Chris sorridente. – Christopher..finalmente siete arrivati.- La mia attenzione si è focalizzata su una signora bionda alta più o meno quanto me, solo che era senza tacchi. Era piuttosto magra, indossava un vestito che avevo già visto sulla copertina di Vogue, era di Valentino e costava almeno 2 miei stipendi. –Mamma lei è Victoria..- ha detto Chris posando a terra Matilda. – Piacere..- ho detto io stringendole la mano. Lei mi ha sorriso – Ginevra. Mi fa piacere conoscerti. - ha detto.  Era innegabile che fossi agitatissima. Altre due persone ci hanno raggiunto. Un uomo che ho immaginato essere suo padre. – Robert.- ha detto lui stringendomi la mano. E poi una ragazza. Assomigliava tantissimo a Chris. Era anche lei alta e slanciatissima con degli incredibili occhi azzurri – Lei è mia sorella Charlotte..- - Puoi chiamarmi Charlie!- ha detto lei affettuosamente. – Possiamo andare a tavola..- ha esclamato la madre di Chris. –Si adiamo..- ha esclamato Matilde prendendo per mano Chris. – Tanto il mio papà non viene perché è un battardo poco buono. Cosa vuol dire battardo zio Chris?-  Chris ha lanciato un’occhiataccia a Charlotte che si è limitata ad alzare le spalle.

-Così ti sei laureata in economia a Oxford?- ha chiesto suo padre. Io ho annuito. –E cosa fai ora?- -Lavoro in uno studio notarile..- -Interessante..- ha detto prendendo un sorso di vino. –Anche il bastardo è stato a Oxford.- ha esclamato Charlotte. –Chi? papà?!Cos’è Offod?- ha chiesto Matilda tutta interessata. Il nonno le ha risposto cercando di spiegarle che cos’era un’università– Charlie smettila!- Chris ha fulminato con lo sguardo sua sorella. – Beh ma è vero che..- ha protestato lei – Si ma è suo padre..non puoi continuare a chiamarlo così.Non quando c’è lei almeno.- - Un po’ di anatra Victoria?- ha chiesto Ginevra cercando di interrompere la loro discussione. –No grazie..- ho risposto io. –Non è colpa mia se il porco si sbatteva la cameriera!- ha esclamato Charlotte. – Papà sbatteva la cameriera? Cosa vuol dire nonno?- si è informata Matilde. – Ginevra ha sospirato – Ne possiamo parlare un’altra volta Charlotte?!- ha detto spazientita. – Certo. – ha sibilato lei. Mi sentivo piuttosto in imbarazzo, come se non centrassi proprio nulla. – E in che studio lavori?- ha chiesto suo padre. –Harmont&Blane..- ho risposto io. –Ah..è uno studio importante..- ha constatato lui. –Non erano forse tuoi clienti Christopher?- -Si..lo sono.- ha detto lui. –E’ così che vi siete conosciuti?- ha chiesto sua madre. –Veramente..- -Esatto.- mi ha interrotto lui. In realtà ci eravamo conosciuti a cena da Beth..e precisamente durante una partita a streep poker. Eravamo gli unici due che non avevano mai perso. Per questo lui mi ha offerto una sigaretta..e avevamo chiacchierato e una cosa tira l’altra..si in effetti non era molto carino da raccontare ai suoi.

Lo squillo di un telefono ci ha improvvisamente interrotto. Charlotte ha estratto dalla tasca dei pantaloni un micro cellulare argentato. –Che cazzo vuoi?- ha esordito. –Charlotte per favore!- l’ha rimproverata suo padre. –No..non te la porto oggi. E no. Non puoi venirla a prendere! Vai a farti fottere..- si è alzata in piedi di scatto –Non me ne frega un cazzo se è anche figlia tua..fanne un’altra con quella puttana!- - Puttana è la cameriera?- ha chiesto in modo così innocente Matilda mentre sua madre continuava a gridare. – Hai voglia di farmi vedere i tuoi giochi?- le ho chiesto presa da un’improvvisa illuminazione. Lei mi ha guardato per un attimo titubante. Poi mi ha afferrato la mano. –Si. – ha detto decisa e mi ha fortunatamente trascinato fuori da quella stanza.

Aveva un cesto ricolmo di bambole..sarebbe stato il sogno di qualsiasi bambina. Probabilmente me compresa.

-Lei è la mia preferita..si chiama Huna. Me l’ha regalata lo zio Chris..- ha detto mostrandomi una bambola con tutti i capelli cotonati e senza un braccio. –Bella..- -Beh..mica tanto.- ha detto lei –Però anche se non è la più bella è la mia preferita.- ha detto dandole un bacio. Ho sorriso. – Anche io avevo una bambola preferita.- ho detto –E come si chiamava?- -Lola..e anche lei non era tanto bella..ma era comunque la mia preferita.- Matilda mi ha sorriso poi è tornata seria –Perché tu e zio Chris non fate un bambino?- ha esclamato. Sono rimasta un attimo spiazzata, soprattutto perché in quel momento è entrato Chris. Anche lei l’ha notato. Si è sfregata il naso con le manine. –Zio Chris perché non fai un bambino con Victoria?- Lui l’ha presa in braccio. – Perché è ancora un po’ presto..- ha detto lui. –  Era talmente tenero vederlo parlare con lei, la trattava con serietà, come se fosse una piccola adulta. –Beh ma lei a me mi sta simpatica..a te non ti sta simpatica?- -Si che mi sta simpatica..- ha detto lui ridendo. –Allora fate un bambino! Poi io gli faccio da barbisittel!- ha esclamato senza esitazioni. –Ci penseremo..- ha detto lui posandola a terra. –Ci conto.- ha detto lei seria e ha preso a spazzolare una bambola. Chris mi ha guardata e mi si è avvicinato – Mi dispiace per prima..- ha detto con espressione veramente dispiaciuta. –E’ un brutto periodo..stanno divorziando e..- -Perché non vi sposate?- l’ha interrotto Matilda scattando in piedi. –Perché se vi sposate io posso fare la donnigella!- ha detto lei infilandosi un dito nel naso. –La damigella Matty..- l’ha corretta Chris. –Farai sicuramente la damigella se ci sposeremo.- ha detto –Sai, la mamma ha detto che bisogna essere sposati per fare un bambino..- ha detto giocando con i capelli. Quindi prima vi sposate poi fate un bambino!- ci ha ordinato lei poi si è rimessa a giocare con le bambole. –Non fa nulla per prima..- ho detto io. Lui stava per dire qualcosa ma è stato interrotto ancora una volta dallo squillare del suo cellulare. –Rispondo io!- ha esclamato la bambina accorrendo -No Matty..è lavoro, devo rispondere io.- ha detto –Scusami..- ha aggiunto rivolto a me e poi è uscito dalla stanza. –Uffa!- ha esclamato Matilda, ma ben presto se ne è dimenticata riprendendo i suoi giochi e cambiando un paio di vestitini. – Dio che disordine..- ha esclamato Charlotte entrando nella stanza. Mi sono guardata in giro. Come si poteva definire disordine qualche bambola sul pavimento. Si è chinata e ne ha messe un paio nel cestone. Poi mi ha guardata. –Sono molto belle le tue scarpe..- ha detto fissandomi i piedi. –Grazie..- ho risposto io. – Quel bastardo del mio ex marito odiava che portassi le scarpe alte..gli dava fastidio perché così ero più alta di lui..era proprio un coglione!- ha detto osservandosi le unghie laccate di rosso. –L’ho sposato solo perché ero incinta..Matty è l’unica cosa buona che mi abbia dato..- ha detto sorridendo in direzione della bambina. –Chris mi ha detto che state divorziando. Lei ha annuito. – L’udienza è tra tre settimane e lo stronzo è terrorizzato perché ha paura che lo lasci in mutande..e potrei farlo..ha commesso un adulterio. Ma Chris insiste a dire che non devo esagerare..che rimane cmq il padre di mia figlia..gli chiederemo il minimo..tanto non ho bisogno dei suoi soldi..- -E’ Chris che segue il caso?- ho domandato. Lei ha annuito – Già..il mio fratellino è bravo..quanto meno mi farà ottenere l’affidamento di Matty..lo stronzo la vedrà solo nei fine settimana.- ha detto.

-Quel vestito è di Gucci vero?- ha chiesto cambiando all’improvviso argomento. Io ho annuito –L’ho provato anche io..ma mi mancava qualcosa per riempirlo..- ha detto portandosi una mano sul seno che in effetti non era molto evidente –Di solito dicono che dopo la gravidanza ingrossano..con me non è successo, anzi, se possibile si sono pure rimpicciolite.- Non avevo argomenti per smentirla.

 

Io e Chris siamo tornati a casa verso le quattro. Lui aveva detto di aver del lavoro in arretrato da sbrigare. Pensavo che si trattasse di una scusa fino a quando non siamo tornati a casa e lui ha detto –Mi dispiace..ci impiegherò solo un paio d’ore..promesso.- e poi si era chiuso nel suo studio. Mi sono rannicchiata sul divano lanciando le scarpe sul pavimento. Lo sentivo da dietro la porta parlare al telefono di decreti legge..di vari precedenti..ho sospirato, non si poteva lavorare anche a Natale. Ho premuto il tasto della segreteria per ascoltare eventuali messaggi. Il primo era di mia madre, mi faceva tanti auguri e mi comunicava che lei e mio papà sarebbero partiti per la Cornovaglia il giorno dopo. Il secondo era di Paul – Jingle Bell Jingle Bell!!Buon Natale Vics!!Quand’è che ci vediamo per scambiarci i regali? Dai un bacio sotto il vischio al tuo uomo anche da parte mia!!- ha sghignazzato. Beth –Ciaoooooo!E buon Natale!!Ricordati che oggi devi essere buona e generosa!! Spero che tu mi abbia preso un bel regalo..perché io te ne ho fatto uno super!- Già..i regali. Li avevo presi tutti. A Paul un 45 giri dei Supertramp. Mi era costato una fortuna. A Beth una paio di scarpe di Marc Jacob che sapevo piacerle da impazzire, e anche quelle avevano contribuito a mandare in rosso il mio conto. E per ultimo ma non per importanza e costo un maglione per Chris. Un maglione di Paul Smith che costava quanto il 45 giri e le scarpe messi assieme. Il mio conto è definitivamente in rosso. Fortuna che presto sarebbe arrivata la tredicesima a sanarlo..Gliel’avrei dato stasera..Un altro messaggio – Ciao Christopher, sono Darren..- mi sembrava che così si chiamasse l’ex marito di Charlotte –So che l’udienza sarà tra tre settimane..non so cosa ti abbia detto Charlotte ma io voglio bene a mia figlia..non può portarmela via per sempre..per favore cerca di farla ragionare..lo so che ho sbagliato, ma io ho solo smesso di amare Charlotte..non Matty..Beh, Buon Natale.- Ho sospirato, che brutta situazione. – Hey Chris sono Robin..ho provato a chiamarti sul cellulare ma non prende..mi sono arrivati i documenti che mi hai chiesto per il caso Kont..richiamami appena senti il messaggio! Cmq ti richiamo sul cellulare!- Robin era la sua segretaria.  – Lo so che te l’ho già detto ieri ma Buon Natale Vic! Anche a Christopher..vi saluta anche Martin e Grace..se è una femmina o Rocco se un maschio!Ma per me è una femmina! Ciao!- era Debra. Oddio spero proprio che fosse una femmina perché Rocco è un nome terribile. – Ciao Chris.- Questa voce non l’avevo riconosciuta. – Volevo augurarti Buon Natale..mi farebbe piacere vederti uno di questi giorni..un bacio.- Ummm..prossimo messaggio – Salve avvocato. Mi scusi se la disturbo anche a Natale..chiamo dalla segreteria del tribunale della contea di Wessex, ritenevo utile avvisarla che l’udienza per il caso Robinson-Ferries è stato rinviato dal 15\1 al 20\1..a presto.- Cavolo e lo chiamano a Natale per dirglielo. –Chris sono ancora Michelle. Ho bisogno di vederti..devo parlarti..sono al Hilton stanza 3203. Ti prego chiamami.- -Fine dei messaggi.- ha esclamato la segreteria con la sua vocetta robotica. E chi diavolo era questa Michelle?

Per prima ho chiamato Beth. –Viiiiic!- ha strillato lei quasi perforandomi un timpano. –Dobbiamo vederci!Ce la fai a venire da me? Convoco anche Paul! Dovete assolutamente venire!!Ho grandi novità. – era euforica. Immaginavo già di che novità potesse trattarsi. Ma le ho solamente detto che sarei stata da lei in una mezzora. Mi sono cambiata infilandomi un paio di jeans ed una maglioncino. Poi ho bussato allo porta dello studio di Chris. Ho aperto. Lui mi ha fatto cenno di aspettare un attimo, era al telefono. –No..non mi interessa quello. Se lei non sa le date è perfettamente superfluo tutto questo. Non me ne faccio nulla del numero della carta di credito..no, non è una prova. Senti, dille di richiamarmi lunedì in studio che ne riparliamo..si ok. Grazie Greg ciao.- ha finalmente messo giù e mi ha guardata. – Io vado da Beth..ci scambiamo i regali..e poi ha detto che ha grandi novità..- lui ha annuito –Torni a cena?- ha chiesto –Certo.- ho detto io abbracciandolo..- Sto via solo un’oretta..- mi sono allontanata –Ah, e poi c’erano dei messaggi per te in segreteria.- -Di chi?- ha chiesto lui. –Di Robin..dell’ex marito di Charlotte..della segreteria di un tribunale..e di Michelle.- ho detto lasciando cadere con nonchalance questo nome alle fine. –Ok grazie.- ha detto lui. E poi è andato in sala, probabilmente per ascoltare i messaggi della segreteria.

Io sono uscita e sono andata da Beth. Morivo dalla voglia di chiedergli chi cavolo fosse Michelle..ma mi sembrava così infantile, così immaturo. Dovevo fidarmi di lui.

Sono arrivata insieme a Paul. –Guardate!!- ha strillato allungando la mano sinistra non appena ci ha aperto la porta. Sul suo anulare troneggiava un diamante da almeno 1 carato e mezzo! –Oddio!!- ha strillato Paul abbracciandola. Mi sono unita all’abbraccio. –Me l’ha dato stamattina..l’ho trovato sotto l’albero..- ha detto lei tutta orgogliosa – Come è romantico!E si è anche inginocchiato?- ha chiesto Paul. Lei ha annuito con gli occhi luccicanti. –Ovviamente io farò la damigella!- abbiamo detto in coro io e Paul. E siamo scoppiati a ridere.

Ci siamo scambiati i regali. Ovviamente i miei regali gli sono piaciuti tantissimo. Io invece ho ricevuto un regalo solo. Me l’avevano fatto assieme. All’inizio c’ero rimasta un po’ male. Poi ho aperto la scatola. –Ommioddio!- Era un completino intimo, ma non un completino intimo qualsiasi. Era un completino intimo di Molel Dojour. Un completino intimo da 600 sterline. –Voi siete pazzi!- ho esclamato tirandolo fuori. Era una cosa incredibile. –Abbiamo pensato che l’avresti valorizzato benissimo..- ha detto Paul. Era composto da un reggiseno a balconcino, delle mutandine con taglio alla brasiliana, canottierina tipo babydoll ,reggicalze e calze autoreggenti con tantino di fiocchetto esterno sulla fascia. – E se non gli viene un colpo non appena ti vede con questo è uno stupido finocchio..e allora puoi lasciarlo a me!- ha sghignazzato Paul.

Non so perché tutto questo mi ha fatto tornare in mente i messaggi della segreteria, ma dovevo parlarne con qualcuno. –Umm..Michelle?No non mi dice niente..- ha detto Beth assumendo un’aria pensosa. –Potrei chiedere a Josh..- ha proposto lei. –No no!- ho esclamato io. -Metti che poi Josh vada a dire a Chris che tu gli hai chiesto chi è Michelle..ci farei una figura patetica..a questo punto faccio prima  a chiederglielo io..- -A me puzza di ex..- ha detto Paul. In effetti era la stessa cosa che pensavo io.  – Ma io posso investigare in modo discreto..- ha esclamato Beth. –No..ti prego..lascia perdere!- l’ho supplicata io.

 

Sono tornata a casa per le sette. E la casa era deserta. Ma come? Chris era uscito senza dirmi nulla? Immagino già dove è andato..stanza 3203 dell’Hilton magari. E stavo per prendere il telefono e chiamare Beth per dirle di agire pure e fare il terzo grado a Josh su chi cazzo fosse questa dannata Michelle quando la porta si è aperta. –Sei già a casa?- ha chiesto lui sorpreso mettendo le chiavi sul tavolino e togliendosi il cappotto. Ho annuito, ecco era scocciato perché avevo beccato la sua fuga..sgamato in pieno. Al diavolo essere matura e fiduciosa, ora doveva dirmi dove diavolo era stato!Poi ho sentito una vocetta da dietro la porta. – Zio Chris..non riesco a togliermi da sola le scappine..mi aiuti?-

 

-Charlotte è dovuta partire per Chicago..ci sono dei problemi nell’azienda per la quale lavora..i miei devono partire domani per St. Moritz..e Charlotte non ha voluto che chiamassi Darren..spero che non ti dispiaccia se rimane qua fino a domani sera..- ha detto lui mentre eravamo in cucina a preparare qualcosa di cena. –Non mi dispiace..- ho detto io sorridendogli. Ho messo dell’insalata in una ciotola. Lui intanto ha apparecchiato la tavola. Matty intanto stava guardando i cartoni animati. Era un’atmosfera talmente familiare..per poco non mi sono quasi commossa. Matty è corsa in cucina. –Ho fame!- ha annunciato.

Ho preparato uno pseudo letto per Matilde sul divano. Lei ha voluto che Chris le leggesse una fiaba. Era così tenero vederlo accanto a lei..era così dolce..le ha letto due pagine dei tre porcellini e subito lei si è addormentata. Le ha dato un bacio e le ha rimboccato le coperte. Sono rimasta in disparte a guardare intenerita. Ogni giorno mi rendevo conto di quanto Chris fosse fantastico e perfetto..perfetto per me.

Si è avvicinato circondandomi i fianchi con le braccia. –Non ti ho ancora dato il tuo regalo di Natale..- ho mormorato dandomi un piccolo bacio sul collo. Mi ha portato in camera facendo attenzione a chiudere bene la porta. Mi ha spogliata lentamente spingendomi verso il letto. Umm..al diavolo Michelle!! Chris oltre a due favolosi orgasmi mi ha regalato anche un meraviglioso braccialetto di oro bianco…hehehe...[CONTINUA..]

August 20

6° PUNTATA

Mi ha accompagnato a casa. – Non sali?- ho chiesto vedendo che non spegneva il motore. Lui ha scosso la testa. Non sono riuscita a impedirmi di fare una faccia delusa. – E’ meglio se vado a casa..ti chiamo.- ha detto. Mi ha dato un breve bacio sulle labbra. Troppo breve. Sono scesa e lui è partito subito, senza nemmeno aspettare che entrassi in casa.

 

-Vic..dai su. Ti prego non fare così!- si è lamentato Paul aprendo una nuova scatola di kleenex. 

Ma era inutile, nonostante praticamente tutto il tavolino del soggiorno fosse ricoperto da fazzolettini non riuscivo a smettere di piangere. –Magari sono tutte voci..non è detto che quello che si sente sia sempre la verità. – E’ da quattro giorni che non lo sento…- ho singhiozzato. – Magari aveva bisogno di stare da solo e pensare..- ha detto Paul cercando di trovare una giustificazione – Da solo!!!Da slo?!?!Lui è stato da solo??- ho praticamente urlato. –Vic..te l’ho detto..magari sono solo voci!- -E Beth che l’ha visto?!- ho gridato in preda al pianto isterico – Non è detto che Beth veda bene!- -Smettila Paul!- ho gridato. Era inutile che cercasse di prendermi per il culo. – Beth che lo vede in macchina  con una ragazza..il giorno dopo!Perché dovrebbe essere una bugia? E’ molto più probabile invece che sia vero!- non ce la facevo più. Stavo troppo male. – Hai provato a chiamarlo?- mi ha chiesto Paul. – Tre volte. E non mi ha mai risposto o richiamato..nulla..- Ero a pezzi. Non riuscivo a smettere di piangere. Capivo benissimo quello che era successo. Lui aveva deciso che il gioco non valeva la candela. Che io non valevo la candela!! Ma poteva dirmelo. Poteva parlarmi. Dirmelo accidenti. Che razza di modo era sparire così?! La disperazione stava facendo posto all’ira. –Devo parlargli!- ho esclamato. Mi sono alzata di scatto. Paul mi ha seguito. –Vic..dai calmati! Non ti fa bene agitarti così!- Ma ormai ero decisa. Non mi importava nulla se avessi trovato Tom a casa.

Ho imposto a Paul di accompagnarmi,e anche se in modo riluttante, alla fine l’ha fatto.

Ho fatto un respiro profondo prima di suonare. Poi l’ho fatto. Ecco. C’eravamo. Il momento della verità. La porta si è aperta. Il cuore mi batteva all’impazzata. –Victoria..- sembrava spiazzato. Evidentemente non si aspettava proprio che lo venissi a cercare a casa. Aveva la camicia sbottonata. Magari era appena tornato a casa visto che erano le 10. – Ti ho chiamato..- ho mormorato io. Lo so che all’inizio ero partita con spirito combattivo, ma tutto si è affievolito non appena me lo sono ritrovato davanti. –Victoria io..- - L’hai detto  a Tom?- ho chiesto. – Io..no.- ha ammesso. – Lo immaginavo..- ho abbassato lo sguardo. Mi veniva di nuovo da piangere. – Seb? Cosa stai facendo?- una voce femminile mi ha fatto alzare lo sguardo. Mi sono sentita mancare il respiro. Una coltellata in piena pancia. I polmoni svuotati. Una ragazzina con i capelli rossi e una sottoveste trasparente gli si è affiancata cingendogli il braccio. Ho aperto e richiuso la bocca non so quante volte senza riuscire ad emettere nessun suono. – Victoria..- ha detto lui staccandosi dalla tipa. – Sei un figlio di puttana – ho esclamato non appena le mie corde vocali si sono rimesse in funzione. Ero scioccata. Paul me l’aveva detto. Ma io ho sempre pensato che fossero solo voci! L’avevo creduto..sempre. Non avevo mai pensato che potesse essere così bastardo! – Victoria..- - Vai a farti fottere Sebastian!- ho gridato. – Io non lo voglio più questo bambino!- ho gridato voltandomi di scatto e cominciando a scendere le scale. – Victoria aspetta!- ha esclamato lui correndomi dietro. Mi ha afferrato un braccio  facendomi voltare – Lasciami!- ho strillato. – Fermati!- ha detto lui prendendomi per entrambe le braccia.  Mi sono liberata colpendolo forte con i pugni sul petto e scoppiando a piangere. –Sei un bastardo! Sei un bastardo!- ho gridato. –Smettila!- ha esclamato lui bloccandomi i polsi e stringendomeli con forza. – Lasciami! Mi fai male!- ho gridato isterica e non riuscendo a smettere di piangere. – Ma che diavolo sta succedendo? Lasciala!- Oddio, Tom. Ha preso Sebastian per le spalle obbligandolo a lasciarmi le braccia e l’ha spinto contro al muro. – Che cavolo stai facendo?- gli ha chiesto confuso non riuscendo a capire. Poi ha guardato me – Stai bene?- mi ha chiesto. Io ho annuito cercando di asciugarmi le lacrime. – Che ci fai qui?- e a questo punto non so più che cosa rispondere. Come una pugnalata in piena pancia. Ommioddio. Ho lanciato un grido tenendomi con entrambe le mani la pancia. Non riuscivo a respirare tanto era il male. Ommioddio ommioddio. –Victoria..cos’hai?- mi ha chiesto Tom guardandomi preoccupato. – Matilda!Chiama un’ambulanza!- ha gridato Sebastian alla ragazza. – Matilda. Matilda. Dov’è che avevo sentito quel nome? Dove? La ragazza con i capelli rossi è uscita di corsa dove eravamo noi con il telefono in mano. –Ma che sta succedend..- è diventata improvvisamente pallida non appena mi ha visto. –Ommioddio..- ha detto portandosi le mani alla bocca. Che diavolo mi stava succedendo? Ero in preda a un dolore lancinante. Ho abbassato lo sguardo. I jeans avevano cominciato a tingersi di rosso scuro. Sangue. Oddio. Buio.

 

Quando ho riaperto gli occhi mi sono ritrovata in una stanza d’ospedale. Avevo una flebo collegata al braccio destro. E immediatamente mi sono ricordata tutto. Tutto quel sangue. Mi sono alzata di scatto proprio nello stesso momento in cui la porta si è aperta. Ne è entrata un infermiera. – Salve.- ha detto lanciandomi un’occhiata, poi ha fatto qualcosa alla mia flebo. – Mi sa dire cosa è successo?- ho chiesto io. Lei mi ha guardata imbarazzata. –Emm..tra poco sarà qua il dottor Ross, le spiegherà lui meglio. E così dicendo si è defilata. Sono rimasta lì impotente fino a quando finalmente la porta si è riaperta. Mi aspettavo che entrasse il famoso dottore. Invece era Sebastian. – Ciao.- ha detto. Non gli ho risposto voltando la testa dall’altra parte. –Come ti senti?- ha detto lui avvicinandosi. Non avevo intenzione di parlargli, ero ancora arrabbiata con lui. – Victoria..- ha detto lui arrivando vicino al mio letto. – Guardami per favore..- ha detto lui. – Lasciami in pace!- ho esclamato girandomi di colpo e guardandolo con odio. – Mi dispiace..- ha detto lui. Io ho scosso la testa – Ti dispiace per cosa? Per avermi detto che mi chiamavi e non averlo mai fatto? Per non aver nemmeno risposto quando ti ho chiamato io? Per essere sparito completamente per più di 6 giorni? Per averi mollata senza nemmeno dirmelo? Per esserti fatto beccare con la ragazzina dai capelli rossi? Per cosa eh?-  - Per tutto tranne che per l’ultima cosa..- Ho fatto una smorfia – Già. Immagino che non ti dispiaccia affatto aver rimpiazzato una qualunque.. insignificante e decisamente sovrappeso con una che di sicuro è mille volte meglio!- ho esclamato con le lacrime agli occhi. – Matilda è mia sorella.- ha detto. Ecco. Lo sapevo dove l’avevo già sentito quel nome. Ho abbassato lo sguardo. Non fa nulla se era sua sorella. Io avevo tutto il diritto di essere arrabbiata lo stesso. Oh mio dio che sciocca! – E c’è un'altra cosa..- ha detto lui. –Cosa?- ho chiesto con il cuore che batteva all’impazzata. Il fatto di essere arrabbiata con Sebastian mi aveva fatto dimenticare di essere in ospedale. Vuol dire che era successo qualcosa se mi trovavo qui. –Cosa?- Ho chiesto. Ma sapevo di avere capito. Lo sapevo già cosa voleva dirmi.  – Perché?- ho chiesto con le lacrime agli occhi. Mi sentivo svuotata. Completamente devastata. Come se avessi perso una parte di me. – Hai perso molto sangue e..non si poteva fare nulla.- ha mormorato lui. Ormai i miei singhiozzi si erano fatti più rumorosi. –Mi dispiace..- ha detto lui cercando di abbracciarmi. Ma io l’ho spinto via. –Smettila!- ho esclamato. – E’ inutile che fingi..lo so benissimo che ora ti senti sollevato!- -Come puoi dire una cosa del genere?!- ha esclamato lui. – Oh ti prego! Tu non lo volevi..come non volevi me. E’ per questo che sei sparito..- -No. Non è vero!- ha esclamato lui. – Ma smettila! Così la tua vita si semplifica molo di più!Tua madre sarà contenta..tutti saranno molto più contenti!- - Victoria..se solo mi lasciassi parlare..- ha detto lui facendo una smorfia. – Ieri sera ero appena tornato a Londra..- ha fatto un sospiro – Ero tornato a Londra da Boston. – Perché era andato a Boston? – Mio padre ha avuto un infarto e..è..è morto.- Oh. – Lui viveva a Boston. Sono partito lunedì sera. Mi sono fatto accompagnare in aeroporto da mia sorella. Tom era via.- ecco quando Beth l’aveva visto in macchina con lei. – Lo so che potevo chiamarti..dirtelo ma..ero sotto shock. – Ommioddio..- Mi dispiace..- ho detto con le lacrime agli occhi. –Mi dispiace..- ho ripetuto. Lui è rimasto in silenzio e io l’ho abbracciato. Immediatamente tutto il rancore e l’odio nei suoi confronti sui è volatilizzato. Mi veniva solo da piangere. In quel momento la porta si è aperta. Con gli occhi offuscati dalle lacrime ho visto una persona con il camice entrare. –Scusate..passo dopo.- ha detto. – No..non fa nulla.- ha detto Sebastian allontanandosi da me. Mi sono asciugata gli occhi mettendo a fuoco il dottore, mi sembrava di averlo già visto. – Ci siamo già visti..Mark Ross.- ha detto lui abbozzando un sorriso. Già, ora mi ricordavo. Era una degli amici di Sebastian che erano andati a trovarlo quella sera..quando aveva rotto con Megan. Ho annuito facendogli capire che mi ricordavo. –Come ti senti?- ha chiesto prendendo una cartella dal fondo del letto e guardandola con attenzione. Non riuscivo a rispondere come mi sentivo..fisicamente o psicologicamente poi? Beh in tutti  e due i casi.. –Uno schifo.- ho detto alla fine. Lui mi ha guardata –L’operazione è andata bene.Non ci sono state complicazioni.- ha detto. Non sapevo che cosa dire. –Domani potrai tranquillamente tornare a casa.- ha aggiunto rimettendo al suo posto la cartelletta. Ho annuito non sapendo che altro dire. Non avevo voglia di parlare. – Ci sono delle persone fuori..le faccio entrare?- -Chi?- ho gracchiato. Mark ha guardato Sebastian che si è passato una mano sulla faccia, sembrava così stanco. –Ho chiamato tua madre..e Paul..penso che ci sia anche la tua amica..non mi ricordo come si chiama..- -Beth.- Ho detto io. –Falli pure entrare grazie.- ho detto rivolta a Mark.

Poco dopo sono entrati nella stanza mia madre, Beth e Paul.

-Ciao tesoro.- ha detto mia madre accarezzandomi la fronte e dandomi un lieve bacio. Paul invece mi ha abbracciato. Mi ha praticamente stritolata – Piccola..- mi ha sussurrato all’orecchio –Mi dispiace così tanto..mi dispiace..-

 

Mia madre mi aveva proposto di tornare a stare da lei per un po’. Per non rimanere da sola nel caso avessi bisogno. L’avevo trovato un gesto davvero carino da parte sua ma avevo rifiutato. Stavo bene. Non avevo bisogno d’aiuto, sarei riuscita a cavarmela anche da sola. L’importante era riuscire a dimenticare tutto. Dovevo eliminare quello che era successo dalla mia testa. Mi faceva troppo male pensarci. Prima avrei avuto un bambino..o una bambina. Avevo già fissato l’appuntamento con l’ecografista..tra 5 giorni avrei saputo il sesso. Invece nulla. Non lo saprò mai. Mai. Non ci sarebbe stato più nessun bambino..nessuna bambina. E perché? Mark aveva detto che era dovuto ad un distacco di placenta. E in teoria non centrava quello che era successo. Il distacco aveva cominciato già un paio di giorni prima. Ma io non riuscivo a non sentirmi in colpa. Continuavo a risentire nella mia testa le parole che avevo detto. Non lo voglio più questo bambino..non lo voglio più questo bambino..non lo voglio più questo bambino. Continuavo a pensare che fosse tutta colpa mia.

-Puoi venire a stare da me..- ha detto Paul una volta che mi mamma se ne è andata. –O da me..- ha esclamato Beth non volendo essere da meno. –Siete davvero gentili..ma non è necessario.- ho detto io. –Ma non puoi stare da sola!- ha protestato lui. –Si che posso Paul..- ho esclamato io. –Almeno intanto che lui è via..- ha insistito indicando Sebastian. Via? Perché dovrebbe andarsene? L’ho guardato –Devo tornare a Boston..- ha detto lui -..per il testamento di mio padre..devo vedere i notai. Ha ragione lui..è meglio se non resti da sola.- ha detto scostandomi i capelli dal viso. Perché mi consideravano un’imbecille che non sa badare a sé stessa? –Preferisco stare a casa mia.- ho detto. E nessuno mi avrebbe fatto cambiare idea.

 

Il giorno dopo sono tornata a casa e Sebastian ha dovuto prendere l’aereo. Non c’è stato tempo di parlare. Ed ero arrabbiata per questo. Non riuscivo a capire che in questo momento lui dovesse sentirsi da cani. Era morto suo padre..è successo quello che è successo..e..- e ha anche dovuto affrontare suo fratello.- ha detto Paul preparandomi una tazza di thè. Oddio è vero. Tom. Avrà scoperto tutto!Mi ero completamente dimenticata di lui…

 

Non appena è tornato da Boston Sebastian è venuto da me. Aveva ancora l’aria distrutta. L’ho abbracciato –Come è andata?- ho chiesto. –Bene.- ha risposto lui. – A parte il fatto che ora c’è pure un’altra persona che mi odia. La nuova moglie di mio padre. Lui ha lasciato tutto a me. Tutto quello che aveva a Londra e a Boston. Anche la casa. Cioè ti rendi conto? Io potrei cacciarla via da lì!- -E hai intenzione di farlo?- ho chiesto io. Lui ha scosso la testa –Gliel’ho lasciata..mi sembrava il minimo.- -Sei stato carino..- ho detto. –E’ mio padre che è stato un bastardo. Come fai a non lasciare niente a tua moglie?- si è seduto sul divano. –Tom vuole che entro dopodomani sia fuori di casa.- ha detto cambiando argomento tutto d’un tratto. –Come?- ho chiesto pensando di aver capito male. –Ovviamente non vuole più che viva lì..è casa sua.- Ha detto lui. – E dove vai a stare?- ho chiesto. –Ho trovato un appartamento che sarà libero entro la fine del mese..intanto vado a stare da mia madre.- ha detto. Sono rimasta ammutolita. E così aveva già deciso tutto..pianificato tutto senza rendermi partecipe. Poteva rimanere da me..e senza pensarci gliel’ho detto. Dalla faccia che ha fatto però ho capito immediatamente che è stato un errore. –Non mi è sembrata una buona idea.- ha detto solo. Ovviamente ci sono rimasta male, e lui l’ha capito – Vic il tuo appartamento è troppo piccolo per poterci stare in due..impazziremmo.- -Si infatti.- ho detto non pensandolo minimamente. Ok il mio appartamento non era una reggia..ma io non sarei impazzita. Forse sarebbero impazziti due estranei. Ma noi non siamo due estranei o forse..o forse si. In ogni caso lui aveva preferito sua madre a me. Mi sembrava strano che sua madre lo accogliesse a braccia aperte dopo quello che era successo..dopo come si erano salutati l’ultima volta. Ma probabilmente si erano rivisti e io non lo sapevo.

-Hai già mangiato?- gli ho chiesto alzandomi dal divano. La situazione mi sembrava così inverosimile. Lui ha scosso al testa –Non ho fame.- ha detto. Giuro che mi sono sforzata da morire. Mi sono sforzata di capirlo..di capire il suo stato d’animo..di capire perché aveva scelto di andare da sua madre..di capire il fatto che in questo momento non potevo pretendere nulla. Ma quando lui dieci minuti dopo si è alzato e ha detto –E’ meglio se vado..è tardi.- ed erano solo le otto, non ci ho capito più nulla. –Va bene.- ho detto scazzata. Lui si è infilato la giacca e non ha detto nulla, così pensando che non avesse colto la sfumatura della mia voce ho deciso di rincarare la dose di scazzo. –Ciao.- ho detto senza guardarlo e aprendogli la porta. Stavolta lui ha sbuffato. – Se ti stai per incazzare per favore evita.- ha detto brusco, quasi scocciato dal fatto che io mi fossi permessa di prendermela. – Come desideri.- ho detto sarcastica –Ciao.- ho scandito tenendo aperta la porta. Ora mi aveva fatto veramente girare le scatole. Lui mi ha guardata –La smetti?!- ha esclamato probabilmente arrabbiato. – Ho smesso. – ho detto secca. – Sei paranoico Sebastian.- ho aggiunto. Lui ha scosso la testa –Spiegami perché dovresti incazzarti!- ha esclamato. –Perché sei..- Mi sono bloccata. Se l’avessi detto l’avrei fatto sicuramente arrabbiare –Perché sono?- mi ha incalzato lui. – Sei egoista. Stai pensando solo a te stesso. Non mi hai neanche chiesto come sto. Preferisci stare da tua madre piuttosto che con me..hai già deciso tutto senza rendermi minimamente partecipe..mi hai escluso. Sei egoista.- io detto tutto d’un fiato. Lui mi ha guardata rimanendo in silenzio. Poi ha tirato fuori dalla tasca delle chiavi, quelle della macchina credo. Mi è passato davanti. Se ne stava andando senza dire nulla. Ma come? Poi si è bloccato e mi ha guardata. –Sei una stronza.- ha detto. Ho sgranato gli occhi credendo di avere capito male. –Ma tu ti rendi conto di che merda di casino è questo periodo per me?Ti sei resa conto di che cazzo mi è successo in questi 10 giorni?!- il tono della sua voce si faceva sempre più alto –Io sono egoista?! E tu mi hai chiesto come sto?! Quel bambino non era solo tuo..non sei solo tu che l’hai perso! Tu non ti rendi conto di tutti i cazzo di sensi di colpa che ho..- si è interrotto un attimo e sono rimasta zitta -..è morto mio padre Victoria..mio fratello mi ha sbattuto fuori di casa…non mi rivolge più la parola..davvero non hai idea di come cazzo mi sento io adesso?! Mi sta crollando addosso tutto..non ce la faccio a pensare anche a te..- la sua voce si è affievolita –Non ce la faccio mi dispiace.- ha ripetuto scuotendo la testa.

 

Mi sono rannicchiata sul divano con lo sguardo perso nel vuoto. Non riuscivo neanche a piangere. Mi sentivo apatica. Non ero riuscita a dire nulla. Non ero stata in grado di dire nulla che potesse risolvere le cose. Avevo preferito lasciar perdere. Era più facile. –Non ti voglio più vedere.- avevo detto sicura. Secca, brusca..cattiva. –Come vuoi.- aveva esclamato lui guardandomi quasi disgustato. E se ne era andato. E io non avevo detto nulla. L’avevo lasciato andare. L’avevo lasciato uscire dalla mia vita..in silenzio..senza nemmeno una lacrima.

 

Avevo accettato l’invito di mia madre a stare da loro per Pasqua.

Faceva piuttosto caldo per essere solo metà aprile. Non avevo voglia di rimanere a Londra. Avevo sei giorni di ferie, li avrei passati con la mia famiglia.

Sono arrivata giovedì mattina. Ero andata in treno non avendo la macchina. A stento riuscivo a permettermi l’affitto dell’appartamento, soprattutto ora che ero senza lavoro. Tom mi aveva licenziato. Mi aveva inclusa nei tagli al personale. Aveva detto che la mai presenza non era più necessaria. In fin dei conti me lo aspettavo. L’unica cosa che non sapevo era se me lo meritavo o meno.

Avevo fatto altri colloqui, ma nessuno mi aveva ancora assunta. E la speranza che questo avvenisse è molto molto bassa. 

-          Sei magra tesoro..stai molto bene.- ha detto mia madre accogliendomi in casa. Ho abbozzato un sorriso. Era il primo complimento che mi faceva da almeno un anno. –Ciao patatina..- ha detto mio padre spegnendo la televisione. –Qualche novità?- mi ha chiesto. Io ho scosso la testa. –Oh io ne ho tantissime!- ha esclamato mia madre. –Eveline..perché devi sempre intrometterti?!- ha protestato mio padre, ma mia mamma non lo è stato a sentire e ha cominciato – Rosi, hai presente la nipote di Rebecca?Si sposa il mese prossimo! I Carter hanno comprato una nuova casa..Jaqline Folier avrà una altro nipotino..pensa che il primo ha solo 5 mesi! Robert ha cambiato macchina..e Greg..e bla..bla..bla..bla..- aveva cominciato a sparare a macchinetta e io mi ero messa in modalità stand-by. Tanto non mi sarei comunque ricordata nulla. Una cosa sola ha attirato la mia attenzione -..ah stasera siamo invitati ad una festa..dai Klen..sei invitata anche tu tesoro. Magda ha tanta voglia di vederti!- Mio padre mi ha lanciato un’occhiata carica di compassione e comprensione. –Non so se ho molta voglia di uscire..- ho mormorato. Ma lei non ha voluto sentire ragioni. Continuava ad insistere che ci sarebbero stati un sacco di ragazzi anche. Che avrei potuto conoscere qualcuno di interessante magari..che dovevo darmi una mossa..che non potevo starmene rintanata in casa per il resto della mia vita..e alla fine, pur di farla stare zitta ho acconsentito ad andare.

Forse mia madre questa volta aveva ragione..ho pensato facendomi la doccia. Dovevo darmi veramente una mossa. Lo continuavano a dire anche Paul e Beth. Hanno retto solo una settimana ai miei pianti. Lo so di aver detto che quando Sebastian se ne è andato non ho versato neanche una lacrima. Ma valeva solo per quella mezzora. Avevo pianto tutta la notte. E anche tutto il giorno dopo..e quello dopo ancora..e quello dopo ancora..e quello dopo..poi me ne sono fatta una ragione. Per forza. Non avrei potuto continuare così. Sapevo che lui non si sarebbe più fatto sentire, e infatti così è stato. Non ci siamo più sentiti..mai più visti dopo quella sera. Ero al corrente del fatto che Paul, lavorandoci assieme, potesse raccontarmi di lui..di quello che faceva..di come stava, ma io non gli ho mai chiesto nulla. Con il tempo mi sono resa che allontanarci è stata la cosa migliore. Io gli ho distrutto la vita, lui l’ha distrutta a me. L’unica cosa che ci ha uniti è stato il fatto di essere incinta. Finito quello è finito tutto.

Visto il clima nettamente primaverile mi sono messa un vestitino leggero con degli stivali. Senza calze. Ed ero tentata di andare a cambiarmi dopo che mia madre ha approvato il mio abbigliamento.

La casa dei Kent era infinita. Come era infinita la quantità di gente che avevano invitato. –Eveline! John! Oh..Victoria!!Che piacere!!- ha esclamato Magda venendoci incontro e abbracciandomi con entusiasmo. Magda ha più o meno l’età di mia madre..e più o meno il suo cattivo gusto in fatto di abbigliamento. –Stai benissimo!- ha esclamato guardandomi tutta sorridente. Ancora una volta ho pensato che non avrei dovuto mettermi quel vestito. – Venite venite..- ha detto mostrandoci la strada verso il rinfresco. –Ah Eveline..lo sai c’è qua anche Elise Cormant?- -Ah bene..- ha detto mia madre. Merda. Allora era meglio se mi defilavo. –Faccio un giretto..- ho detto io. Probabilmente la cosa migliore era starmene rinchiusa nel bagno per tutta la durata della festa in modo da evitare di incappare nella mia  due volte mancata suocera. –Oh scusi..- ho mormorato andando a sbattere contro qualcuno. Ho alzato lo sguardo. –Salve.- ha detto. Merda –Salve..- ho mormorato io. Rispetto all’ultima volta che l’ho vista aveva molte meno rughe. Merito del dottor Bisturi probabilmente. Mi ha squadrata rimanendo in silenzio. –Sei magra.- ha detto, anzi era più una constatazione.  Sembrava sorpresa. – Sebastian mi ha detto che hai perso il bambino..mi dispiace.- ha detto. Si, come no. Ho pensato scettica. –Non sapevo che eri incinta..me l’ha detto solo al funerale del mio ex marito..e questo ha spiegato molte cose..- ha detto lei stringendo le labbra. Cosa? Mi sarebbe piaciuto chiedere, ma non ce n’è stato bisogno..ha continuato lei da sola – E’ perché eri incinta che Sebastian ha lasciato Megan..avrei dovuto capirlo che c’era qualcosa sotto. E’ stato un gesto veramente nobile da parte sua..rinunciare alla donna della sua vita solo per non farti partorire un bastardino..questo spiega il perché non siete rimasti assieme anche dopo che hai abortito..- ha detto con semplicità, sorridendo quasi, come se avesse detto qualcosa di allegro..qualcosa di divertente. Non riuscivo a credere alle mie orecchie. –Vi sentite più?- ha chiesto lei. Io ho scossa la testa non riuscendo ad aprire bocca. Quanto mi sarebbe piaciuto mandarla al diavolo. – Peccato.- ha detto lei. –Già peccato..se mi vuole scusare..- ho mormorato e mi sono defilata. Mi sentivo scoppiare. Di rabbia..di dolore. Mi sono chiusa in bagno. Le sue erano solo stupide insinuazioni, lo sapevo..lo sapevo..lo sapevo che Sebastian non stava con me solo per quello..lo sapevo..lo sapevo..e allora perché il saperlo non mi ha impedito di scoppiare a piangere?

Mi sono sciacquata la faccia e sono uscita dal bagno. Sarebbe stato abbastanza sospetto che questo rimanesse occupato per tutta la sera. E poi chissene di quello che dice quella vecchia stronza. Sono tutte bugie, lei mi odia solo perché ho fatto saltare il matrimonio che lei stava organizzando. Il problema era che adesso non ero più assolutamente dell’umore di starmene in mezzo alla gente.

Mi sono defilata sul terrazzo. C’era già buio. Era illuminato solo da pochi lampioni. Nonostante il clima primaverile faceva ancora troppo freschino per starsene all’aperto di sera. Infatti il terrazzo era pressocchè deserto. C’era solo in un angolo un gruppetto di ragazzi che se la ridevano. Mi sono messa dal lato opposto senza guardarli.

Lo sghignazzare più intenso ha attirato la mia attenzione. Li ho guardati meglio. Erano in quattro. Stavano fumando. E sembravano divertirsi un sacco..forse non così tanto ma sicuramente molto più di quanto mi fossi divertita io dall’inizio dell’anno a quel momento ho pensato con malinconia.

Poi uno di loro mi ha guardato. E’ rimasto a fissarmi per un buon istante. Poi si è rivoltato dai suoi amici. Altre risate. Idioti. Ho pensato io considerando l’idea di tornarmene a casa. Poi uno di loro si è staccato dal gruppo e si è mosso nella mia direzione. Si stava avvicinando a me. – Ciao.- ha detto una volta che era a qualche metro. Sono rimasta in silenzio. Lui si è fatto ancora più vicino. Mi ha sorriso –Come ti chiami bella principessa?- ha chiesto. Se fossi stata un uomo e avessi avuto le palle con tutta la probabilità queste sarebbero cascate a terra. Di botto. Pum. Principessa?! Mi è quasi venuto da ridergli in faccia. –Principessa?!- ho chiesto. Lui ha sorriso. –Bella principessa.- mi ha corretto. Brrr..agghiacciante. Anche il resto del gruppetto si è avvicinato ridacchiando. Li ho guardati. Sembravano piuttosto giovani. E assai inesperti nell’arte del rimorchio se era quella la loro intenzione. –Scusalo.- ha detto un tipo piuttosto alto –E’ la prima volta che ci prova..- ha ridacchiato. Il ‘Principe’ è diventato bordeaux. –Io sono Jack.- ha detto lui porgendomi la mano. Astuto. Così io gli avrei dovuto dire il mio nome. –Victoria.- ho detto senza però stringergli la mano.

Mi hanno offerto una sigaretta che io ho accettato. Jack me l’ha accesa. E’ saltato fuori che facevano il secondo anno di università. Erano dei picettini. –E tu cosa fai?- ha chiesto il principe che poi si chiama Tod. –Umm..nulla.- ho detto portandomi la sigaretta alla bocca. Era dai tempi del liceo che non fumavo più. –Nulla?- ha chiesto Tod. – Diciamo che mi sono presa una pausa..- ho detto io. –Ah si..capito.- ha esclamato Tod annuendo. Come minimo questi pensavano che mi fossi presa una pausa dalla studio. –Andiamo a prendere da bere..- hanno detto due. –Vieni con noi Tod..- hanno detto afferrando per un braccio il mio principe e facendo in modo che rimanessi da sola con Jack. –Stai con qualcuno?- ha chiesto lui non appena la porta del terrazzo si è richiusa. Ho riso – Ci stai provando?- ho chiesto schietta. –Si- ha risposto lui altrettanto schietto. Ho sorriso buttando la sigaretta per terra. Non dovevo togliermi dalla testa che anche se era più alto di me probabilmente di ben 15 cm, il ragazzino qua aveva almeno 4 anni in meno.

-          Hai voglia di..ti va di..?- ha chiesto lui perdendo per un attimo la sua sicurezza. – Ti va se ti bacio?- ha detto riacquistandola di colpo.  Sono rimasta in silenzio un attimo colpita dalla sua schiettezza. Probabilmente tra i ragazzini si usava fare così. E non so che diavolo mi sia passato per la testa quando gli ho risposto di si. Immediatamente lui ha premuto le sue labbra sulle mie e ha infilato la lingua nella mia bocca. Mi sono lasciata baciare e l’ho baciato per qualche istante. Poi l’ho allontanato di colpo rendendomi conto della cavolata. – Mi dispiace.- ho mormorato e sono scappata via.

Che idiota. –Victoria!- ha esclamato un amico dei miei. George Farrel. –Salve..- ho detto io. Era più giovane di mio padre e decisamente un bell’uomo. – Sei in splendida forma..- ha detto guardandomi e sorridendomi. –Grazie..- ho mormorato io leggermente imbarazzata, soprattutto perché dal suo sguardo sembrava che pensasse che le mie tette fossero in splendida forma.  Ho lanciato un’occhiata verso la portafinestra. Jack era rientrato. E mi ha vista perché si è mosso nella mia direzione. Era meglio se mi defilavo. Ma George continuava a parlarmi. –Guarda chi c’è.- ha esclamato tutto d’un tratto guardando verso Jack. –Conosci mio figlio Victoria?-

E ora Jack mi guardava allibito. Suo padre aveva appena spiattellato che anche io mi ero laureata ad Oxford..due anni fa..!! –Scusatemi ma là in fondo mi reclamano..- ha esclamato Gorge lanciando un’occhiata ad un gruppetto di signori con dei sigari in mano. –E’ stato un piacere vederti.- ha detto rivolto a me..o meglio, alle mie tette.

Sono rimasta nuovamente da sola con Jack. –Per un momento ho pensato che preferissi i vecchi..anzi forse è così.- ha detto prendendo un bicchiere di vino, se poteva berlo doveva avere almeno ventuno anni. –Ma quanti anni hai?- mi ha chiesto. – 24.- ho risposto io. -   Non li dimostri.- ha detto lui. –Beh grazie.- ho risposto io afferrando a mia volta un bicchiere di vino. Ed ero troppo intenta a bere non accorgendomi del fatto che mia madre mi aveva raggiunto –Tesoro..non immaginerai mai chi è arrivato.- ha esclamato lei tutta trafelata. Non ho proprio dovuto immaginarlo perché me lo sono ritrovato davanti. Forse non proprio davanti..dal lato opposto della sala ma era lui. In tutto il suo metro e novanta di splendore..capelli biondicci, occhi azzurri scintillanti e tutto il resto.. – Andiamo a fare un giro!- ho esclamato prendendo Jack per un polso e trascinandolo via.

Ci siamo seduti su una panchina in giardino. –Chi era?- ha chiesto lui portandosi alla bocca una bottiglia di champagne che aveva prelevato da un tavolo. – Nessuno.- ho risposto io facendo un tiro. –Nessuno..- ha ripetuto lui. –Stavi con lui? Hai una cotta per lui?- si è informato. –Nessuno dei due. E’ il fratello del mio ex ragazzo. – ho detto. – E allora perché sei scappata?- ha chiesto lui. Evidentemente per lui non c‘era nessun motivo per scappare dal fratello del tuo ex. Ho alzato le spalle. Lui mi ha porto la bottiglia. Ho bevuto un paio di sorsi – Per colpa mia suo fratello l’ha sbattuto fuori di casa..non si parlano più.- Ho detto. –Ah..- ha annuito lui. –E cosa hai combinato?- -Ci sono andata a letto.- ho detto propinandogli la versione ridotta ridotta della storia. – Cazzo..sei andata con suo fratello?- che vacca, mi aspettavo già di sentirgli dire. –E’ stato un errore.- ho detto sospirando. Lui mi ha guardato. –Sembri tesa..- ha detto mettendomi una mano sulla coscia. Anche se lo fossi stata la sua carezza non avrebbe di certo fatto svanire la mia tensione. –Che stai facendo?- ho esclamato allontanandogliela. –Non mi sembra il caso.- ho detto. –Perché no?- ha chiesto lui. –Perché avrai si e no 20 anni.- ho detto io. – Ne ho 22.- ha detto lui. –E allora non sei al secondo anno..- - Ho perso un anno.- ha detto lui. –Hai cmq  due anni in meno di me..- ho esclamato io. – E che importa?- Mi sono alzata in piedi. – E’ meglio se torno a casa..- ho detto. –Ti accompagno..- ha proposto lui finalmente rassegnandosi.

Dovevo salutare Magda prima di andarmene. Sono ritornata in casa.

Coincidenza delle coincidenza Magda stava parlando proprio con lui. E chissene. Mi sono avvicinata. – Magda..io vado..volevo salutarti.- ho detto interrompendoli. Ho visto Sebastian che mi guardava ma ho fatto finta di nulla. –Di già cara?Ma è presto..- ha protestato lei. –Sono piuttosto stanca..- ho mentito io. –Oh..allora buonanotte cara..grazie di essere venuta.- -Grazie a te. Buonanotte.- ho detto e mi sono allontanata.

Sebastian non mi aveva detto nulla, neanche un ciao. Mi veniva da piangere.

Sono salita sulla macchina di Jack. E lui si è fermato 10 min dopo sotto casa dei miei. –Hai voglia di entrare?- gli ho chiesto dopo che per tutto il tragitto ero rimasta in silenzio. Lui mi ha guardata stupito. Io non ho aspettato che rispondesse e sono scesa dalla macchina. Ho aperto la porta e con la coda dell’occhio l’ho visto scendere a sua volta. Gli ho tenuto aperta la porta e siamo entrati in casa. –Vuoi qualcosa da bere?- gli ho chiesto togliendomi la giacca e lanciandola su una poltrona. Lui ha scosso la testa. –Vieni.- gli ho praticamente ordinato cominciando a salire le scale che portavano al piano di sopra, verso la mia camera. L’ho fatto entrare e ho chiuso la porta a chiave. Mi sono tolta gli stivali guardandolo mente lui impacciato si sfilava la giacca. Poi mi sono tolta il vestito. Sotto non indossavo nulla tranne un paio di mutandine nere. Lui per un momento mi ha fissata quasi sbalordito, come se non se lo aspettasse. –Spogliati.- gli ho ordinato senza neanche un sorriso. Lui si è tolto il maglione e la maglietta contemporaneamente. L’ho guardato, non aveva un gran fisico. Era forse un po’ troppo magro. Poi si è slacciato i pantaloni, li ha sfilati rimanendo con un paio di boxer a righine che lasciavano intravedere, anzi, vedere chiaramente la sua erezione. L’ho osservato senza un briciolo di pudore. Era la prima volta con uno più piccolo, mi sentivo in una situazione di superiorità e potere di solito sconosciuta. Mi si è avvicinato. –Ti piace?- ha chiesto indicando con lo sguardo il contenuto dei sue boxer. –Non lo so ancora.- ho risposto io secca. –Sono sicuro che ti piacerà.- ha detto lui avvicinandosi ancora di più. Mi ha baciata infilandomi tutta la lingua in bocca. L’ho lasciato fare.Gli ho accarezzato la schiena. La sua pelle non era liscia. –Vieni..- ha detto lui tirandomi fino alla mia scrivania. Mi ci ha fatto sedere sopra e si è messo tra le mie gambe.

 

-Allora ti piace?- ha ansimato con voce roca spingendosi più forte. Si, mi piaceva ma sono rimasta zitta. Mi ha afferrato il seno – Dio hai due tette fantastiche..- i suoi colpi si sono fatti più intensi. Mi ha stretto i fianchi con le mani. Ho chiuso gli occhi. E’ solo perché eri incinta che Sebastian ha lasciato Megan..insignificante ragazzina soprappeso..non state più assieme..non state più assieme..non state più assieme..gli ho rovinato la vita..stronza egoista..non ce la faccio a pensare anche a te..non ce la faccio..- Basta!- ho gridato aprendo di scatto gli occhi. Jack mi ha guardato confuso. – C’è qualcosa che non va?- mi ha chiesto. Tu, tu non vai. Io non voglio te..io non voglio te..L’ho spinto via scendendo dalla scrivania e rivestendomi in fretta. –Che cavolo sta succedendo?- ha domandato seguendo le mie mosse. –Vattene!- ho esclamato io indicando quasi con rabbia la porta. –Ma..- ha balbettato lui. –Vattene!- ho gridato. Lui ha ricominciato a vestirsi –Ma cosa ho fatto?Cosa..?- -Vattene, cazzo vattene!!- ho gridato scoppiando a piangere. Lavora agli sportelli in banca, non una gran bellezza davvero..non voleva farti partorire un bastardino..gesto nobile..non state più assieme ora.. – Vattene!- ho spinto Jack fuori dalla porta. Sebastian.. Sebastian.. Sebastian.. Sebastian.. Sebastian.. Sebastian.. Sebastian.. Sebastian..

Sono corsa fuori di casa, ho aperto il garage trovando la macchina di mia mamma. Ho messo in moto. Neanche 5 minuti dopo ero nuovamente a casa dei Kent. Sono scesa come una furia dalla macchina. Non mi importava nulla di avere gli occhi arrossati dalle lacrime..non mi importava nulla di avere tutti i capelli spettinati. Non mi importava degli sguardi interrogativi che mi lanciavano le altre persone. –Vic tesoro..non eri andata a casa?- ha domandato mia madre. Non le ho risposto continuando a cercarlo. Probabilmente sembravo una pazza. In realtà non escludo di esserlo. Non riuscivo a trovarlo. Non era possibile che se ne fosse andato. Non ora..non adesso che dovevo vederlo. Ho aperto quasi con violenza la porta del terrazzo. Era lì. Ed era solo. Mi sono bloccata sentendo il suo sguardo su di me. E’ rimasto in silenzio. –Ti devo parlare..- ho detto avvicinandomi. Lui è rimasto in silenzio. – Mi dispiace..- ho detto facendomi sempre più vicina – Mi dispiace..sono stata una stronza..avrei dovuto capire che stavi da schifo..ho pensato solo a me..perdonami..- ho mormorato sentendo le lacrime cominciare a scorrermi sulle guance. – Ero a pezzi, non mi ero resa conto di quanto potessi esserlo anche tu..e avevi così tanti motivi per esserlo più di me..mi dispiace..- ho singhiozzato. –Victoria..- ha detto lui abbassando lo sguardo. –Tua madre..- Ho sospirato  -..Tua madre ha detto che hai lasciato Megan solo perché aspettavo un bambino..che stavi con me solo perché..che non ci saresti mai stato se io non fossi stata incinta..che l’hai fatto solo per..- ha alzato lo sguardo. – No.- ha detto – Non stavo con te solo per quel motivo. Non è stato solo quello che mi ha spinto a lasciare Megan.- ha fatto un sospiro – Non devi ascoltare quello che dice mia madre.- Mi sentivo talmente sollevata, talmente felice che lui avesse smentito tutto quanto..mi sono avvicinata ancora di più. –Amore andiamo?- La porta si era aperta. Una ragazza con i capelli rossi e delle gambe lunghissime è uscita sul terrazzo. Mi sono sentita soffocare. – Arrivo, aspettami giù.- ha detto lui. –Ok.- ha detto la rossa. – E’ la tua ragazza?- ho chiesto preferendo morire piuttosto che sentirmi rispondere di si. – Usciamo da circa un mese..- ha detto lui. –Oh..- ho mormorato. –Victoria senti..io non ce l’ho con te. Ero arrabbiato quando me ne sono andato da casa tua quella sera..ma poi mi è passata. Ho capito che era la cosa migliore stare lontani. Quel periodo è stato terribile..- ha detto. – Ed è tutto collegato a te..la rottura con Megan..il litigio con mia madre..con mio fratello..il bambino..tu non sai per quanto tempo ho continuato a dirmi che era tutta colpa mia..se non ti avessi portato da mia madre..se ti avessi fatto stare tranquilla..se ti avessi chiamato mentre ero a Boston..magari non sarebbe successo..mi sento uno stronzo..- -Non è stata colpa tua..- ho mormorato con gli occhi colmi di lacrime –Sto da schifo ripensando a quel periodo.- - Quindi stai meglio a starmi lontano?- ho domandato. La mia voce era talmente flebile. –Penso di si..- ha risposto lui.

Non solo avrei preferito morire..sarei voluta morire.   [CONTINUA..]

July 16

5° PUNTATA

Non me ne sarei mai sbarazzata come aveva suggerito di fare  Beth. Anzi l’avevo persino insultata per quello che aveva detto. E lei si era offesa. Ed immagino che per questo motivo abbia cominciato a spargere la voce di quello che mi era successo.

E due settimane dopo praticamente tutta la banca lo sapeva. Grazie Beth. Occhiate strane. Congratulazioni. Pettegolezzi piovevano da tutte le parti. Fino a che un giorno non mi sono ritrovata di fronte Tom. –Ciao.- ha detto. Credo fosse la prima parola che mi rivolgesse da qui a due mesi. Da quella sera che mi aveva cacciata. Mi sono guardata anche intorno per essere sicura che si rivolgesse a me. Siccome nell’ufficio non c’era nessun altro gli ho risposto. – E’ vero quello che si dice?- ha detto arrivando subito al sodo. Niente giri di parole. Non vedevo perché mentirgli. – Si.- ho risposto usando il suo medesimo tono serio. – Immagino di non centrare nulla..- ha detto lui. –Esatto- ho risposto. Non ci giurerei sul fatto che fosse la risposta che voleva sentire. – Perfetto. E quindi con chi dovrei congratularmi?- astuto. – Con me tanto per cominciare.- ho risposto secca.

Aveva fatto una risatina derisoria e se ne era andato.

Meglio così.

 

Ancora un mese dopo.

Era il mio giorno libero. Avevo deciso di fare un po’ di shopping visto che praticamente tutti i vestiti che avevo cominciavano a starmi stretti o addirittura non riuscivo ad entrarci. E soprattutto quella sera ero stata invitata ad una festa.

Fortunatamente quest’anno andavano di moda le magliette abbondanti. Sarei riuscita a nascondere bene la pancetta che ormai mi era cresciuta.

Nessuno se ne sarebbe accorto. Certo sempre che qualcuno non si mettesse a fare la spia.

Mi era venuto un colpo al cuore quando avevo scoperto che c’era pure Sebastian a quella festa. Era con un amico di Tom. Raphael mi pare. Mi stava abbastanza simpatico. –Ehi Victoria!- mi ha chiamato. Mi sono avvicinata per salutarlo. – Ehi..ti trovo benissimo!- ha esclamato dandomi un rapido bacio sulla guancia. – Ciao- ha detto poi Sebastian sorridendomi. Gli ho risposto. Era da così tanto tempo che non lo vedevo. Ci ha raggiunto Katie. La ragazza di Raphael. Anche lei mi ha salutato con un sorrisone. E si parlava del più e del meno. Quando Raphael ha tirato fuori un pacchetto di sigarette e ne ha offerta una a tutti, pure a me. Stavo per rifiutare quando Katie gli ha dato una gomitata –Non essere sciocco Raph!- -Perché?- ha chiesto lui confuso. – Victoria non può fumare..anzi sarebbe meglio che non lo facessi neanche tu!- l’ha rimproverato. – No. Non fa nulla..- ho subito detto. Ma lui ha spento immediatamente. –Scusami non mi ricordavo..- - Beh si..in effetti non si direbbe proprio che sei già quasi al terzo mese. Stai così bene!- ha esclamato Katie.

 

E Katie aveva fatto il danno. – Ti posso parlare?- mi aveva chiesto Sebastian prendendomi per un gomito e tirandomi fuori sul terrazzo. – Sei incinta?Io..Io..Non lo sapevo..- ha detto lui iniziando subito a parlare. – Tom lo sa?- ha chiesto –Si.- -Ah..Non mi ha detto nulla..come l’ha presa?- ha chiesto. – Mi ha chiesto con chi deve congratularsi.- ho risposto io. L’ho visto diventare pallido. Evidentemente fino ad ora lui ha pensato che fosse di Tom. Ed era sollevato per questo.- Con..con chi?- ha quasi balbettato. Ho sospirato. Sembrava terrorizzato. Terrorizzato da quello che stavo per dire. Sono rimasta in silenzio. Non avevo il coraggio di dirglielo. – Mi dispiace..- ho mormorato. Ho visto passare un’espressione indecifrabile sul suo viso. Sembrava confuso, allibito, scioccato, sconvolto tutto nel medesimo istante. Ho abbassato lo sguardo non riuscendo a sopportare la sua reazione. Ecco perché non avevo voluto dirglielo. Perché sapevo che l’avrebbe presa come se gli avessi detto che gli era bruciata la casa, aveva perso il lavoro e la ragazza lo aveva lasciato tutto assieme. –Ma..ma..- ha mormorato. Immaginavo cosa stava pensando. Due mesi fa. Quello che era successo due mesi fa. Lo vedevo mentre ricordava di non avere usato nulla. Né la prima né la seconda volta. – Ma perché non..perché non mi hai detto di..che non..- era sconvolto. Sconcertato.  –Non lo so..mi dispiace. Era una situazione talmente..e poi..avevo appena smesso di prendere la pillola e..di solito funziona ancora per un mese..- mi veniva da piangere. Mi stava facendo vedere il tutto come una cosa terribile.Si è lasciato andare su una sedia lì in parte. Come privo di forze. – Guarda che per te comunque non cambia nulla..- ho osato dire. Lui mi ha guardato come se l’avessi schiaffeggiato –Non cambia nulla?- ha esclamato basito. –No. Non cambia nulla. Puoi fare come se non ti avessi detto nulla.- ho detto. Lui ha sgranato gli occhi incredulo – Che razza di stronzo credi che sia?!-  - Non penso che tu sia..- - Ah no? Non volevi neanche dirmelo cazzo!- mi ha interrotto. Ora lo shock aveva lasciato spazio all’incazzatura. -  Non volevo dirtelo perché non volevo che tu ti sentissi obbligato a..- - Obbligato a?- ha chiesto lui guardandomi con odio. – Non volevo che ti sentissi in colpa o..o qualsiasi altra cosa.Che quello che è successo quella sera influisse sulla tua vita.- Lui ha scosso la testa. Come deluso. – Non volevi che quella sera influisse sulla mia vita..già. Tanto per te è stata una semplice scopata.- ha detto. – Spiegami come cazzo può non influire? Sei incinta porca puttana!- ha gridato.  – Te l’ho detto: non voglio niente da te!- ho urlato a mia volta. Ora mi stavo arrabbiando pure io. – Non volevo neanche dirtelo. Tra un mese ti sposi. Lo so. Fai finta che non ti abbia detto nulla!- -Come cazzo potrei fare finta di nulla?!E’ una stronzata. Non potrei..non potrei!- ha esclamato prendendosi la testa tra le mani. – Sappi che vuoi che abortisca non lo farò mai. Mai!- ho scandito. in questo momento lo stavo odiando veramente tanto. Gliel’avevo ripetuto più volte. Da lui non volevo niente. Niente di niente. Lui mi ha guardata dritta negli occhi – Non l’ho mai detto.- ha esclamato. –Non voglio.- ha aggiunto dopo. Poi si è alzato in piedi. Sembrava essersi calmato. – Ma non voglio nemmeno fare finta di nulla.- ha detto. –Cosa vuoi fare?- ho chiesto non capendo dove volesse arrivare. –Non lo so..devi dirmelo tu. Quello che è meglio per te e per..- ha detto guardando  la mia pancia.

 

Mi ha accompagnato lui a casa. Ha fermato la macchina davanti ai gradini del mio condominio. –Grazie.- ho mormorato facendo per aprire la portiera.

Il mio seno si era ingrossato. L’ha afferrato con una mano senza riuscire a stringerlo tutto. Gli ho sfilato il maglione e subito l’ho stretto a me. L’ho trascinato fino al mio letto. Ho fatto per tirarlo sopra di me ma lui mi ha bloccata – Ho paura di schiacciarti..-ha mormorato. Ma io non l’ho ascoltato. Così si è messo tra le mie gambe e ha cominciato a spingersi piano..piano..dolcemente. Senza schiacciarmi affatto. Era così bello. E’ passato molto prima che fosse completamente dentro di me. Mi sono lasciata sfuggire un gemito non appena ha cominciato a muoversi più veloce. L’ho stretto forte ripensando a quello che era successo prima. Stavo per scendere dalla macchina. – Quella sera è stata la più bella che..- ho mormorato. E lui mi ha baciato. Così all’improvviso e io immediatamente ho capito che era quello che volevo.

 

La mattina dopo. E la mattina dopo bisognava fare il punto della situazione. Perché ormai non ci capivo più nulla. Era rimasto da me per tutta la notte. Avevamo fatto l’amore in modo fantastico e ci eravamo addormentati abbracciati. Come se fosse la cosa più normale del mondo. L’unico problema era che non lo era affatto. Non era normale che uno il cui matrimonio era programmato per circa un mese dopo passasse tutta la notte con l’ex fidanzata del fratello.

Mi sono svegliata ancora stretta tra le sue braccia. E lui dormiva ancora. Gli ho accarezzato il viso. Pungeva un poco per via della barba. Ho sorriso. Non so se facevo bene ma in quel momento mi sentivo così felice. Come se tutto fosse perfetto. Forse non mi ricordavo che in questo momento la mia vita era un perfetto casino. E a ricordarmelo ci ha pensato il mio stomaco. Le nausee mattutine erano ormai di routine. Starmene cinque minuti piegata in due davanti al water pure. Solo che di solito non ho compagnia. – Ehi. Stai bene?- Sebastian mi ha raggiunto in bagno. Aveva l’aria ancora un po’ addormentata. Io ho annuito sciacquandomi la faccia. Mi stavo asciugando quando lui mi ha circondato i fianchi con le braccia. Ha appoggiato il mento alla mia spalla. Entrambi eravamo davanti allo specchio ora. – Sei bella..- ha mormorato dandomi un piccolo morso sul collo. –Si certo..- ho mormorato io non troppo convinta. –Si..lo sei.- ha detto lui facendo scorrere le mani sui miei fianchi su e giù su e giù. – Vediamo se lo penserai ancora quando tra quattro mesi sarò diventata una specie di balena..- ho esclamato ridendo. Subito mi sono resa conto che non avrei dovuto dirlo. Infatti lui era diventato serio. Neanche l’ombra di un sorriso. Stavo per andarmene quando lui tutto d’un tratto mi ha fatto voltare. Mi ha guardata intensamente negli occhi. Ecco. Ora mi avrebbe detto che non aveva nessuna intenzione di vedermi. Ma invece mi ha stretta ancora di più a lui. – Vuol dire che tu fra quattro mesi mi permetterai ancora di vederti?- ha chiesto. Sono rimasta ammutolita. Non riuscivo a capire se aveva detto quello che mi sembrava di avergli sentito dire. – Ma Megan..?- ho mormorato. Lui ha fatto un sospiro. Ecco. Gli dispiaceva lasciarla. – Immagino che verrò licenziato un’altra volta. – ha detto alzando le spalle.

 

-Si. Parla Greg Rundel. Desidero parlare con urgenza con il dott. Smith. Si grazie. E’ una questione urgente.-

-          Greg. Cosa succede?- - Ah Roger ecco. Fai fuori Dalvont.- - Come?- - Fallo fuori. Licenzialo. Subito!- - Ma Roger non posso.- - Perché no? Io sono il socio di maggioranza. Decido io chi voglio nel mio ospedale. E di sicuro quel bastardo no.- - Greg. Non so cosa sia successo ma..- - E’ successo che quel figlio di puttana ha lasciato la mia Megan! A sole tre settimane dal matrimonio!- - Mi dispiace ma..- -Licenzialo! Hai 24 ore!- -Non posso Greg. Lo vuoi capire? Non posso licenziarlo dopo 3 settimane dalla nuova assunzione. E nemmeno voglio. Mi dispiace per Megan ma Sebastian fa il suo lavoro in maniera eccellente e non intendo di certo privarmene per mandarlo nuovamente alla concorrenza. –

 

Ero tornata presto dal lavoro. Il mio capo Greta Rots oggi era particolarmente affettuosa nei miei confronti. Mi ha consigliato almeno 4 ginecologi. 6 ospedali e mi ha dato metà giornata libera.

Sebastian è venuto a cena. – Come è andata oggi?- ho chiesto aprendo la porta. Mi aspettavo già di doverlo consolare. Invece aveva un sorriso che andava da un orecchio all’altro. – Stasera hai la fortuna di cenare con uno che non ha perso il lavoro.- ha detto lui.

Era andato da Roger Smith non appena arrivato in ufficio. Subito dopo aver lasciato Megan. Gli aveva detto quello che aveva fatto. E che quindi ora si aspettava di venir nuovamente licenziato. Smith era rimasto in silenzio, poi tutto d’un tratto aveva esclamato – Ne ho piene le palle di Greg..-

 

-          Mi ha detto che anche se volesse non potrebbe licenziarmi dopo 3 settimane. E che cmq non voleva.- ha esclamato tutto allegro portandosi una forchettata di pasta alla bocca. Sembrava così felice.

E ovviamente io lo ero per lui.

Abbiamo fatto l’amore nuovamente quella sera. Era tutto talmente nuovo per me. E’ rimasto ancora a dormire. E abbiamo dormito abbracciati per tutta la notte. Non ero abituata. Le poche volte che io e Tom dormivamo assieme lui mi cacciava esattamente dall’estremo opposto del letto perché odiava essere toccato durante il sonno.

Mi sono addormentata tra le sue braccia e mi sono vegliata ancora abbracciata a lui. Era talmente fantastico. Mi sentivo così felice..come se alla fine le cose fossero andate nel modo migliore. Forse mi dimenticavo che c’erano ancora molte cose da affrontare.

-Ciao tesoro sono tua madre.- la segreteria si è messa in funzione mentre stavo preparando il caffè. – Domani vengo a Londra. Mi piacerebbe vederti .Fammi sapere! Ciao.- Ecco la prima delle cose da affrontare. Mia madre. Non la vedevo da Natale. Come facevo ora a spiegarle come in due mesi fossi ingrassata di 4 chili? E avessi ormai una notevole pancetta? Magari potevo dirle che mi ero data all’alcol. – Che succede?- mi ha chiesto Sebastian porgendomi una tazza di caffè. – Domani viene mia madre.- gli ho comunicato con lo stesso tono che userei se dovessi dirgli che mi è appena morto il cane. Lui non ha detto nulla. Ovviamente per tutti era normale vedere ogni tanto  propria madre. – E’ che non gliel’ho ancora detto..- ho mormorato. – E non vuoi dirglielo?- ha chiesto lui come se fosse una possibilità. Arrivare al pranzo di Natale dell’anno prossimo con un bambino ed esclamare –Oh si mamma. Mi sono dimenticata di dirti che in questi mesi ero incinta. Ecco tuo nipote! –Immagino che dovrò dirglielo. Non so ancora bene come però.- ho detto appollaiandomi su uno sgabello. Lui mi si è messo di fronte e mi ha scostato i capelli dal viso – Vuoi che ci sia anch’io?- mi ha chiesto. Lo so che probabilmente era tutto a causa degli ormoni impazziti, ma mi sono diventati gli occhi lucidi. Tutta quella sua gentilezza mi commuoveva. Lui mi ha guardata stupito. – Se non vuoi io..- ha detto. Mi sono messa a ridere tirando su con il naso. – Si che voglio!- ho esclamato abbracciandolo forte.

Quindi ero pronta. Avrei affrontato mia madre. Le avrei detto tutto. E Sebastian sarebbe stato con me..non subito. Ci avrebbe raggiunte dopo non appena finiva di lavorare. Mia madre aveva proposto di vederci al bar del Ritz. E così mi ero vestita di tutto punto. Avevo messo un paio di pantaloni piuttosto stretti, a sigaretta, e una maglietta molto ma molto morbida sui fianchi. Giusto per non farle prendere un colpo non appena mi avresse vista. Ed ero pronta a dirle tutto.

-Dopo ci raggiunge una mia amica..spero che non ti dia fastidio..- ha detto subito dopo aver ordinato un bloody mary. –Anche per te?- mi ha chiesto. – No. Sarebbe meglio di no. Va bene un bicchiere di acqua.- ho detto io. Il dottore era stato chiaro. Niente alcolici.

Poi mi ha guardata – Immagino che tu sia a dieta eh? Si, fai bene..sei ingrassata un bel po’ da Natale.- ha detto lei. – Spero che tu non ti stia strafogando di cibo solo perché non hai un uomo..- ha continuato – Veramente io..- - Perché c’è la figlia di Ether Cardoll che ha fatto proprio lo stesso. Il fidanzato l’ha lasciata e lei puf, tre mesi 15 chili. E ora chi la vuole più?- -Beh ma..- ho provato a interromperla io – Ah e poi c’è la figlia di Carol Martin..sai quella che ha fatto quel bellissimo matrimonio..con il figlio di Mauritio Croll..aspetta una fantastica bambina per luglio! C’è Carol che è al settimo cielo all’idea di avere una nipotina. Sai un po’ mi sono trovata ad invidiarla ma..- Ora o mai più – Mamma sono incinta- -.. ma tu hai solo 24 anni..non sei ancora sposata..non hai neanche un fidanzat..- la sua voce si è affievolita man mano che le mie parole per lei acquisivano un significato. La sua espressione è improvvisamente mutata. Come se avesse appena inghiottito un limone. Ha sbattuto un paio di volte le palpebre – Non sei divertente Victoria. Sempre a prendermi in giro.- ha detto lei scuotendo la testa e prendendo un sorso dal suo bicchiere. – Non sto scherzando. Sono al terzo mese.- Forse avrei dovuto aspettare che finisse di bere. Si è circa soffocata. C’è mancato poco che non spruzzasse tutto il bloody mary in faccia dello sfortunato cameriere che le si era chinato a fianco a raccoglierle il tovagliolo. La sua faccia era diventata bordeaux. Non immaginavo che la prendesse benissimo. Ma nemmeno così male. – Ommioddio..Ommiddio. Il mio cuore..- ha detto portandosi una mano al petto. – Ti sei rimessa con Tom?- ha chiesto come se solo questo avrebbe potuto impedire che le venisse un infarto. –No..- ho risposto. – Oh signore! Ma gliel’hai detto? tre mesi fa stavate ancora assieme.. Non può rifiutarsi di riconoscerlo..dovete sposarvi..dovete..- - Non è suo.- ho mormorato. Sapevo che non avrei dovuto dirlo. Da rosso il colorito di mia madre è passato al verde. Da verde a giallo epatico. Da giallo epatico a grigio cadavere. – Non è suo..non è suo..non..- ha bofonchiato. Sembrava che le mancasse l’aria.– Di chi è? Di chi è? Lo sai almeno?- Sbaglio o mia madre mi stava dando della poco di buono? – Certo che lo so.- ho esclamato offesa. – Ah si? E chi è quella razza di..di..di..?- Mia madre non era solita insultare. Per essere volgare  le occorreva un certo sforzo.

-..di..bastardopocodibuonochenonsatenereilcosodentroaicalzoni?!?!?!- è scoppiata tutto d’un colpo. – Mamma!- ho esclamato io sbigottita – Oh signore oh signore! Perché doveva succedere proprio a me? Che razza di figura farò?Eh? Me lo spieghi Victoria?- Aveva lo stesso atteggiamento di uno che sta per essere esposto alla pubblica gogna. – Mamma! La vuoi smettere? E’ una bella cosa..- -Bella cosa? Dovrai venire al matrimonio di tua cugina con un pancione enorme e senza marito!Cosa diranno tutti?- -Francamente non mi importa.- ho risposto io secca. – Anzi, sai cosa ti dico? Non mi importa nemmeno quello che pensi tu. Non mi hai nemmeno chiesto se IO sono felice!- ho esclamato afferrando la borsetta. – E lo saresti? Incinta a 24 anni. Di uno sconosciuto.- - Non è uno sconosciuto!- ho esclamato. Ancora poco e mi sarei messa a urlare. – Ommioddio..non ti voltare ma sta arrivando il figlio di Elise Cormant. Ecco mi ha visto. Ora verrà a salutarmi. Nascondi la pancia. Anzi no. Tanto penserà che sei solo grassa. Sua madre non lo con una modella..- ha cominciato a sparare come una mitragliatrice mia madre. Non ci capivo nulla.  –Oh mio Dio!Ora che ci penso è pure il fratellastro del tuo ex fidanzato!- ha esclamato mia madre. E io mi sono voltata giusto in tempo per vedere Sebastian avvicinarsi al tavolo. – Buonasera Sebastian!- ha cinguettato mia madre come se dovesse fare colpo su di lui. Sebastian le ha risposto lanciandomi un’occhiata. – Allora, immagino che sarai in ansia eh?Quanto manca al grande giorno?- è partita mia madre. – Veramente..- ha detto lui. – Poche settimane eh? Conosco il padre della tua fidanzata..è veramente una persona squisita..- -Ma..- Sebastian mi ha lanciato un’ulteriore occhiata interrogativa. –Oh si. La conosci mia figlia vero? Era fidanzata con tuo fratello. Immagino che la troverai un po’ ingrassata..la solitudine fa brutti scherzi a volte..- - Mamma.- ho cercato di interromperla. – Ma adesso è a dieta. Qualche mese e sicuramente tornerà quella di prima!- - Diciamo sei mesi mamma?- ho detto alzando un sopracciglio. Mia mamma ha fatto una risatina nervosa – Oh..non essere sciocca! Ti ci vorrà molto meno..ti porterò da un bravissimo specialista che conosco io..il dottor Brown..e puf in un attimo la pancia sparirà.- Il Dottor Brown era il suo ginecologo. Vuoi vedere che ora mia mamma si era messa in testa che dovevo abortire. – Non so se Sebastian è d’accordo..- ho detto io appoggiandomi allo schienale della sedia. – Come?Perché?- mia mamma era confusa – Perché è suo figlio quello che, puf, vuoi far sparire..- ho detto con nonchalance.

 

Mia mamma aveva avuto un piccolo collasso nervoso. In realtà era svenuta di botto.

L’avevamo portata a casa mia. E ora era sdraiata sul mio divano. – Ommioddio ommioddio..- continuava a ripetere. – Ho paura che si sia incantato il disco..- ho detto io guardando Sebastian. Lui ha fatto le spallucce. – Spero che mia madre la prenda altrettanto bene..- ha detto prendendomi la mano.

 

 

 

Sebastian voleva che ci fossi anche io a dirlo a sua madre. Ha detto che probabilmente in mia presenza sua madre avrebbe evitato di saltargli al collo e cercare di strangolarlo.

Sua madre viveva in una villa fuori da Londra. Una specie di casa di campagna. Negli Hamptons mi pare.

Inutile dire quanto fossi agitata quel giorno. Avevo visto una volta sola sua madre. A Pasqua dell’anno prima Tom mi aveva portato a conoscerli. Erano una bella coppia. Oddio. Non so se ero in grado di affrontare tutto questo. Mia madre è un conto. Ma la sua..spero solo che non ci sia suo padre che poi è il padre di Tom. – Mi odieranno..- ho mormorato a un certo punto mentre eravamo in viaggio. Lui mi ha guardata e mi ha stretto la mano, senza negare. Ommioddio. Questo è un suicidio.

Non appena la macchina si è fermata nel piazzale d’ingresso mi sono sentita mancare il fiato. No. Non so se ce l’avrei fatta. Ma Sebastian è sceso dalla macchina quindi sono stata costretta a seguirlo. Ho percorso il vialetto che portava al portone con la stessa espressione di un condannato a morte che sta per raggiungere il patibolo. Ecco si, sarebbe stata la mia morte. Questo non era come dirlo a mia madre. Lei al massimo, cosa che aveva fatto, mi avrebbe dato della poco di buono. Non era come far saltare tre settimane prima un matrimonio con 500 invitati perché hai messo incinta la ragazza di tuo fratello. L’avrebbero scuoiato. E io con lui. E Tom. Prima o poi l’avrebbe saputo anche lui. Sebastian aveva detto che preferiva dirglielo di persona. Se non ci lasciavamo le penne oggi, sicuramente ce le avremmo lasciate durante l’incontro con Tom. Perché ovviamente avevo ritenuto opportuno dirgli che ci sarei stata sicuramente pure io. Che idiota!

-          Aspetta.- ho detto bloccandogli la mano che stava per suonare il campanello. Lui mi ha guardato con aria interrogativa. – Io..- ho mormorato. – Anch’io ho paura che mi facciano a pezzi..- ha detto lui cercando di sorridermi. Poi ha suonato.

Mi sono praticamente nascosta dietro di lui mentre il maggiordomo ci guidava verso la veranda dove era sua madre. – Sebastian..tesoro ciao! Che bella sorpresa!- Elise gli è corsa incontro. Corsa per quel che consentivano i 10 cm di tacchi. L’avevo vista due volte e quelle due volte era sempre tiratissima.    Mi ero sentita sciatta la prima volta che l’avevo incontrata e mi sentivo sciatta pure ora. Nonostante indossassi un tailleur di Gucci. Più DI UNA VOLTA Tom aveva cercato di farmi capire quanto fosse stupido spendere praticamente tutto il mio stipendio per i vestiti, ma io non gli davo retta. Non lo stavo nemmeno a sentire. Un bel vestito per parecchi anni della mia vita è stata l’unica cosa che potesse rendermi veramente felice. Ma in questo momento non aveva nessun effetto. Era come se indossassi una tuta da pittore.

Elise gli ha dato un bacio sulla guancia, poi sfortunatamente lo sguardo le è caduto su di me. Sorpresa. – Ti ricordi di Victoria Duprais mamma?- ha domandato Sebastian. –Si certo! Sei la figlia di Eveline e..- ti prego non dirlo – ..l’ex fidanzata di Tom, vero?- ha detto tutta sorridente. –Si..- ho mormorato io. Mi sentivo come una scolaretta davanti al preside. –Ti trovo molto bene..- ha detto lei. Ma non mi ha baciata né mi ha stretto la mano.

-Su dai..sedetevi!- ha esclamato lei scortandoci presso dei divani. –Caffè?- ha chiesto. Entrambi abbiamo rifiutato. Ero già abbastanza nervosa. Si vedeva che Elise si stava chiedendo il motivo della mia presenza. Quand’è che Sebastian si sarebbe deciso a dirglielo? Ormai ero dell’opinione che tolto il dente tolto il dolore. –Mamma..- ha esordito lui nemmeno troppo convinto. – Sai hanno risposto quasi tutti all’invito per il 22 marzo. Verrà persino tua zia Colette da Boston..- ha detto Elise tutta sorridente. – Se vuoi ho qua tutte le lettere..te le do?- - Emm..si se vuoi.- - Si, poi tu dalle a Megan. E’ meglio che le tenga lei..tu sei talmente disordinato. L’hai conosciuta Megan ,Victoria?- ha chiesto rivolgendosi di colpo a me. – Emm si. L’ho vista una volta..- ho mormorato colta alla sprovvista. – E’ una ragazza stupenda. Non solo fisicamente..e’ alta..slanciata con degli occhi incredibili..fa la modella lo sapevi?- - Emm si.- ho mormorato ancora. – Di Dior. Guadagna delle cifre astronomiche. E nonostante questo si sta laureando in filosofia..- ha esclamato orgogliosa quasi si trattasse di sua figlia. – Ha dato un solo esame..- ha precisato Sebastian. Sua madre l’ha incenerito con lo sguardo. – E’ una ragazza veramente intelligente. E poi sensibile..e dolce..- ma dove diavolo voleva arrivare – Sono stata così felice quando Sebastian mi ha detto che si sarebbero sposati..ecco perché ora mi aspetto che mi spieghi per quale maledetto motivo l’ha lasciata!- ha esclamato. La sua espressione è mutata completamente. Da sorridente a carnefice. Squadrava Sebastian con gli occhi ridotti a due fessure. Ora avevo veramente paura. – Mi ha chiamato in lacrime ad inizio settimana..- ha precisato lei. – Il motivo non l’hai detto nemmeno a lei. Immagino che la tua Sebastian sia solo paura di impegnarti con una ragazza. Come al solito. Sa solo Dio quante ne hai fatte passare.- il suo tono si era fatto più ragionevole. – Però ora direi che è arrivato il momento di smetterla. Soprattutto visto che hai trovato una ragazza come lei. E lo sai benissimo anche tu che non è una qualunque..- ha esclamato. Poi mi ha lanciato un’occhiata. – Non è per..- ha provato a dire Sebastian ma sua madre l’ha subito interrotto. – Lasciarla penso che sia la decisione più stupida che tu abbia mai preso!- ha esclamato sua madre – Solo perché hai paura di impegnarti in qualcosa di stabile e serio, che non sia una stupida storiella!- - Non è paura!- ha esclamato Sebastian. – No? E allora di cosa si tratta?- ha chiesto Elise alzando un sopracciglio. Mi sentivo talmente di troppo. Come se non centrassi per nulla in tutta la faccenda. Volevo solo tornarmene  a casa. – Non voglio stare con lei..- ha detto Sebastian – E con chi vorresti stare scusa?- ha detto lei come si trattasse di una cosa ridicola. Poi mi ha lanciato un’occhiata. E si è fatta immediatamente seria. – Lei centra qualcosa?- ha chiesto allargando le narici e indicandomi come si indicherebbe un sacco di immondizia puzzolente. –Si.- Non so perché ma in quel momento ho sperato che lui rispondesse di no. – L’ex ragazza di tuo fratello..- sua madre sembrava incredula. – Dimmi se ho capito bene tu vuoi lasciare la figlia del più grosso industriale di Londra..una modella..una ragazza importante per lei..- ha esclamato basita indicandomi con disprezzo –..per un ragazzina qualsiasi.Che lavora agli sportelli in banca,con uno stipendio ridicolo. Insignificante..proveniente da una famiglia qualsiasi, con una madre al limite dell’insopportabile.Senza offesa, non una gran bellezza e pure decisamente sovrappeso..-  Mi aveva insultata. Aveva insultato pure la mia famiglia. E io ero rimasta lì come un pesce lesso, senza riuscire ad aprire la bocca. Miliardi di cose mi turbinavano in testa ma l’unica cosa che sarei stata in grado di far uscire sarebbero state le lacrime. Sebastian si è alzato di scatto. – Andiamo!- ha detto prendendomi una mano e praticamente tirandomi su di peso dal divano. – Sebastian non essere sciocco!- ha esclamato sua madre alzandosi a sua volta. – Non ho più niente da dirti!- ha esclamato lui. – E mi pare che tu abbia già detto abbastanza.- il suo tono era gelido. Sembrava così arrabbiato. – No! Non ho detto abbastanza, Sebastian! Sappi che non rimarrò ferma e in silenzio a guardare mentre tu distruggi qualcosa di così importante!- ha esclamato lei alzando la voce. – Tutto quello che tu hai definito importante per me non lo è affatto!- - Non essere sciocco Sebastian..- lui ha scosso la testa – Tutto quello che hai detto sono delle grandissime stronzate!- ha quasi gridato. Lei è rimasta spiazzata – Sebastian!- ha cercato di rimproverarlo – Non c’è nessun motivo per cui Megan dovrebbe essere migliore di lei, anzi.- -Sebastian smettila di usare quel tono di voce con me!- ha strillato lei. Lui ha scosso la testa. Era tutto così incredibile. Non riuscivo a credere quello che stava succedendo. Ed era tutto a causa mia. Tutto. . Non mi sentivo molto bene. Un senso di nausea, mal di mare e vertigine si è impadronito di me tutto d’un tratto. Sono barcollata per un secondo sui tacchi. Cominciavo a vedere tutto appannato. Mi sono aggrappata al braccio di Sebastian sentendo le gambe diventarmi molli. Lui mi ha guardato preoccupato. – Stai bene?- la sua voce era robotica. Ho cercato di aprire la bocca ma non ci riuscivo, mi sentivo completamente imbambolata e priva di forze. Poi ho perso del tutto l’equilibrio. Ho sentito le sue braccia afferrarmi al volo prima che mi spiaccicassi per terra e poi buio.

Oddio, che cavolo era successo? Ho sentito la manica della camicetta che veniva tirata su. Poi fresco. Poi pizzicare. Ahia! Ho cominciato piano piano ad aprire gli occhi. Le immagini traballanti si facevano man mano più ferme. Ero sdraiata su un divano. Cominciavo a ricordarmi. Sebastian stava litigando con sua madre. Dovevo essere svenuta. Mi sono guardata intorno alla ricerca di Sebastian. Era in parte a me. Poi ho guardato il braccio da dove proveniva il bruciore. Sebastian ne aveva appena estratto una siringa. Ommioddio. Poi mi ha accarezzato piano il viso –Come stai?- mi ha chiesto. – B..bene..- ho gracchiato. – Fortuna che sei un medico..- Elise si è avvicinata. Teneva le braccia conserte. Sebastian mi ha guardata– Ce la fai ad alzarti?- mi ha chiesto. Io ho annuito. Lentamente e aiutata da lui  mi sono messa a sedere. – Cosa è successo?- ho mormorato. – Avevi la pressione molto bassa.. – mi ha risposto.

– E’ meglio se andiamo a casa..- ha aggiunto prendendo la mia giacca e aiutandomi a infilarla. –Si certo..- ha detto sua madre. Ci ha accompagnato fino alla porta in assoluto silenzio. – Arrivederci.- ha detto una volta all’ingresso e praticamente ci ha chiuso la porta in faccia. Non era andata molto bene. Era andata uno schifo in realtà. Non sapevo nemmeno se gli aveva detto che ero incinta. Anzi, con tutta probabilità non glielo aveva detto.  E Sebastian sembrava di pessimo umore. – Devo dirlo a Tom.- ha detto mettendo in moto. – Si..vengo anche io..- ho detto pensando che non avevo nessuna voglia di affrontare un nuovo litigio. – No. E’ meglio se ci parlo da solo..- ha detto lui stupendomi. Lo so di aver appena pensato di non averne assolutamente voglia, ma era necessario che ci fossi anche io. –Ma..- ho mormorato. – Vic, veramente. Preferirei parlarci da solo. E poi hai sentito cosa ha detto il dottore. Niente sforzi e stress.- ha detto appoggiandomi una mano sulla coscia. – Tua madre..- ho mormorato – Non l’ha presa molto bene..ma non mi importa.- ha detto lui interrompendomi. – Come fa a non importarti?E’ tua madre..- - No. Non mi importa..ha detto troppe cose che..non mi importa sul serio.- Ma non riuscivo a credergli. Sembrava così triste.[CONTINUA...]

July 14

4° PUNTATA

Sono tornata a casa in preda al panico.

Tanto ero felice questa mattina tanto ero disperata ora.

Ho aperto la porta. Lui non c’era. Mi sono accasciata sul divano. Avevo fatto un’idiozia, una cavolata.

Ho sentito la porta aprirsi verso le otto. Mi sono precipitata all’ingresso. Eccolo. –Dobbiamo parlare!- ho esclamato senza dargli il tempo nemmeno di togliersi il cappotto. – Tom arriva domani mattina. Mi ha chiamato dicendo di aver anticipato il volo.- ha detto appoggiando su un tavolino le chiavi della macchina. –Dobbiamo parlare.- Ho cercato di dare la priorità a questo e non al pensiero dell’imminente ritorno di Tom e al fatto che io non avessi ancora trovato un posto dove andare. Lui mi ha guardata aspettando che fossi io a parlare. – Dobbiamo parlare di ieri.- ho specificato. –L’avevo capito..- ha detto lui facendo una specie di sorrisino. –Cosa hai da dire?- ho domandato. Lui ha fatto una faccia perplessa – Pensavo che fossi tu a dovermi dire qualcosa..- Ero in preda al panico. Non so il motivo ma mi aspettavo che fosse lui a parlare, a dirmi come la pensava. Finirla qui o continuare. Io mi sarei adeguata alla sua decisione. Volevo che risolvesse tutto lui, da solo. Ma lui sembrava di tutt’altro avviso. Aspettava che fossi io a decidere. Era un momento critico. E nessuno dei due osava esprimere il suo punto di vista. La cosa per me si rivelava ancora più difficile non avendo un punto di vista. Mi sarebbe andato bene il suo. – Ci hai pensato?- ho chiesto cercando di cominciare ad estorcergli qualcosa. –Si. – ha risposto lui monosillabico. Poco utile. –A cosa hai pensato?- - A quello che è successo ieri..- ha risposto lui non cogliendo o non volendo cogliere il senso della mia domanda. – E tu?- ha abilmente ribaltato la situazione. – Ci ho pensato.- ho risposto io decidendo di adottare la sua tattica. – E cosa pensi di fare ora?- mi ha chiesto lui bloccando ogni mia possibile via di fuga. Maledetto. Si è tolto il cappotto e l’ha appeso nell’armadio. – Non lo so..- - Vuoi dirglielo?- mi ha incalzato lui. Ho fatto un sospiro. – Devo dirglielo?- ho mormorato io sperando che si rispondesse da solo alla domanda che mi aveva fatto. – Se vuoi puoi dirglielo.- ha detto solo. –Ma..se glielo dico si arrabbierà con te e..- -Si arrabbierà anche con te..- mi ha fatto notare lui alzando un sopracciglio. Si lo sapevo, non c’era bisogno di sottolinearlo. –Lo so. Ma tu sei suo fratello.- ho risposto secca. – E tu sei la sua ragazza..da più di un anno.- ha aggiunto lui ancora più brusco di quanto ero stata io. – E poi stai dicendo che secondo te sono più colpevole io di quanto lo sia tu?!- sembrava scocciato. Sono rimasta in silenzio, interdetta. Beh, si per un momento l’avevo pensato. Io mi sentirei una merda ad andare a letto con il fidanzato di mia sorella se mai ne avessi una. –Senti: lo so benissimo cosa ho fatto, di conseguenza sono pronto ad assumermene la responsabilità. Non è un problema per me, quindi, se decidi di dirglielo.- - Perché dovrei decidere io se dirglielo o meno?- sono sbottata di colpo. Non volevo che tutta la responsabilità fosse sulle mie spalle. – Perché sei tu che devi decidere se vuoi continuare o no a stare con lui.- ha detto alzando le spalle. Sono rimasta in silenzio meditando sui significati che poteva avere la sua frase. Ma non me ne veniva in mente nessuno. – E quindi se decido di non dirglielo tu non glielo dirai?- ho chiesto stupidamente. Stupidamente perché mi è sembrato di vedere  un lampo di delusione passare per il suo viso. Ma  non ci giurerei perché subito si è rifatto impassibile. – No. Non glielo dirò.-

Il nostro discorso è terminato qua. Io non sapevo più cosa dire e lui non diceva più nulla.

Ce ne siamo tornati nelle nostre rispettive stanze, non abbiamo neanche cenato assieme. Dovevo trovarmi un appartamento. Non volevo continuare a restare lì. La decisione ormai era stata presa. Non l’avrei detto a Tom. Avrei fatto finta che non fosse successo nulla.

Spinta dai sensi di colpa sono andata a prendere Tom a Heatrow la mattina dopo.

-          Sei silenziosa..va tutto bene?- mi ha chiesto lui la sera a cena.

Eravamo andati da Ive’s, che tra l’altro era il suo ristorante preferito. Mi ha sorriso prendendomi la mano attraverso il tavolo. Ho cercato di rispondere ma mi sentivo completamente in trance. L’ho guardato portarsi alla bocca la forchetta. E non ce l’ho fatta. Non ci riuscivo. Era più forte di me. Ero egoista. Era troppo grande. Troppo. Era un segreto che non sarei riuscita a tenere per me. –Sono andata a letto con un altro.- ho mormorato. L’ho detto con calma. Scandendo le parole. L’ho guardato. La forchetta si era fermata a mezzaria. Il suo sguardo ancora rivolto al piatto. Ha alzato lentamente lo sguardo verso di me, posando lentamente la forchetta nel piatto. – Cosa hai detto?- ha detto lui. Nonostante si sforzasse di apparire calmo la sua voce era incrinata. Scioccata. Come probabilmente era lui. Ho abbassato lo sguardo. Non avevo il coraggio di ripetere. Tanto lo sapevo che aveva sentito tutto. Che aveva capito benissimo.

Si è alzato buttando sul tavolo una banconota da 100 sterline. Ha aspettato che mi alzassi e siamo usciti.

Mi aspettavo che esplodesse non appena fuori dal ristorante. Invece no. Ha tirato fuori le chiavi della macchina e l’ha aperta. Siamo saliti e ha messo in moto.

E’ rimasto in silenzio durante tutto il viaggio. Si vedeva che stava pensando. Ma io non osavo aprire bocca. Mi sembrava di non averne il diritto.

Ci siamo fermati sotto casa sua venti minuti dopo. Non avevo idea di come sarebbero potute evolversi le cose. Non avevo nemmeno pensato che dicendoglielo probabilmente questa notte non avrei più nemmeno avuto un posto dove andare a dormire.

Ha sfilato le chiavi. Mi aspettavo che scendesse. Invece è rimasto fermo. Mi ha guardata. – Perché?- ha mormorato. Perché? Perché l’ho fatto? Perché gliel’ho detto? Perché..? Sono rimasta in silenzio. –Quando?- ha sussurrato lui. Non sembrava arrabbiato. Solo devastato. E io mi sentivo una merda. Non riuscivo ad aprire la bocca. – Prima o dopo che partissi?- ha insistito. – Dopo.- ho balbettato. Non so perché avevo risposto proprio a questa domanda. Lui mi ha guardato. Sembrava che stesse soffrendo così tanto. Mi veniva da piangere. Mi stavo pentendo. Non mi ero ancora pentita di quello che avevo fatto fino ad ora. –Mi dispiace..- ho mormorato non riuscendo a trattenermi . Mi dispiaceva veramente vederlo soffrire così tanto. Lui ha scosso la testa. – Perché me l’hai detto?- ha chiesto. Nonostante l’abitacolo della macchina fosse illuminato solo dalla luce dei lampioni vedevo i suoi occhi diventare lucidi. Non so se avrei sopportato che si mettesse a piangere. Mi sarei sentita ancora più schifosa di quello che mi sentivo ora. Non sapevo nemmeno io perché l’avevo fatto. Non lo sapevo. – Io..- - Con chi?- ha chiesto lui. Mi ha fissato dritto negli occhi. – Tom, ti prego..- ho mormorato. Lui ha scosso la testa. Ha aperto la portiera ed è sceso sbattendola.

Non sapendo che fare l’ho seguito. Lui mi ha tenuto aperto il portone d’ingresso facendomi entrare in casa. Ancora silenzio mentre percorrevamo i 6 piani i ascensore.

Solo una volta entrati in casa è esploso – Vuoi dirmi con chi cazzo?!- ha gridato. Mi sono spaventata perché visto come si era comportato prima non mi aspettavo che si mettesse ad urlare. – No.- ho mormorato io. Lui ha scosso la testa. Aveva gli occhi pieni di rabbia. – Puttana!Sei una puttana.- ha detto buttando il cappotto su una sedia. Mi bruciavano gli occhi. –Mi fai schifo. Mi fai veramente schifo.- ha detto scuotendo la testa. Le lacrime hanno cominciato a rigarmi il viso. – Mi dispiace..- ho singhiozzato. Non tanto per quello che avevo fatto ma per il fatto che lui si fosse arrabbiato così. – Vattene. Sei una puttana.- ha gridato lui indicandomi la porta. In quel preciso momento la porta in questione si è aperta. Sebastian ci ha guardato confuso. – Va tutto bene?- ha chiesto guardando prima me e poi Tom. – No. – ha risposto secco Tom. Poi mi ha guardata ancora – Ti ho detto di andartene!- ha urlato. Continuando a piangere gli sono passata oltre.

Sono uscita e ho cominciato a scendere le scale. Ecco. L’avevo fatto. E ora tutto mi era crollato addosso. Non avevo più un fidanzato. E nemmeno un posto dove andare. E nemmeno i soldi per dormire in un albergo. O prendere un taxi. Nulla. E continuavo a piangere. Non ero più sicura di avere fatto la scelta giusta. Non avrei dovuto dirglielo. E ora sarebbe andato tutto bene. Ho fatto per aprire il portone d’ingresso quando mi sono sentita chiamare. –Aspetta.- mi sono voltata e l’ho visto scendere le scale. Cosa voleva? –Gliel’hai detto?- -Si.- ho mormorato cercando di asciugarmi le lacrime. Non mi piaceva piangere davanti ad altri.

-Ma non gli hai detto che..- -No.- ho risposto monosillabica. – E ora dove vai?- mi ha he dovesse sentirsi sollevato dal fatto che non avessi detto a Tom di lui.

Ha insistito per accompagnarmi in un albergo e alla fine io ho accettato. Probabilmente perché non avevo voglia di rimanere lì a discutere e soprattutto per non stare ad inventarmi un posto dove sarei potuta andare.

Dovrò chiedere un prestito per potere stare qua stanotte. Ho pensato non appena la sua macchina si è fermata davanti al Four Seasons. Ma non mi andava di dirgli che non me lo potevo permettere. Sarei sembrata patetica. Avevo ancora gli occhi rossi per il pianto. Senza che gli dicessi nulla è entrato insieme a me, ha parlato lui con il concierge e mi ha accompagnato fino alla camera che mi avevano assegnato.

L’ho seguito come in trance. – Dovrò trovarmi anche un altro lavoro..- ho mormorato rivolta più a me stessa che a lui. –Mi dispiace.- ha mormorato lui. Quindi pensava anche lui che lì dov’ero non sarei potuta rimanere. Tom mi avrebbe reso la vita un inferno. –Grazie per..- ho mormorato. Poi ho preso la chiave magnetica e l’ho inserita nella fessura. Ho abbassato la maniglia. –Victoria..- ha esclamato lui. Mi sono voltata. E lui si è avvicinato – Avevi detto che non gliel’avresti detto. Perché l’hai fatto?- -Perché non volevo più stare con lui.- ho risposto non riuscendo a capire se la sua fosse solo una curiosità o si trattasse di un rimprovero. – E per  quello che è successo tra di noi..è..- ha mormorato lui abbassando lo sguardo. Immaginavo già quello che volesse dire. Se l’hai lasciato per me bella ti sbagli. Per me è stata solo una volta così..per divertirmi. –  è stato solo sesso.- ho detto prima che lo dicesse lui. Lui ha alzato lo sguardo –Io..- ha mormorato. – Si. L’ho capito. Anche per me..- ho risposto cercando di sembrare normale e non scoppiare a piangere. Speravo così tanto che invece non lo dicesse. –Per me non è stato solo sesso. Non è stato..- parole sospese per aria. Poi ha scosso la testa. –Non fa nulla.- ha mormorato e si è voltato.

E io sono rimasta lì immobile. Basita. L’ho guardato allontanarsi senza dire nulla. Senza riuscire a rispondere a quello che mi aveva detto. Non riuscivo a crederci.  Aveva detto che per lui non era stato solo sesso. L’aveva detto? O mi ero immaginata tutto? Immobile. Confusa e con gli occhi colmi di lacrime.

 

Un mese dopo.

 

-          Stai bene Victoria?- mi ha chiesto Rosy. Lavoravo ancora nello stesso posto. Avevo chiesto solamente il trasferimento in un altro reparto e l’avevo ottenuto.

Avevo anche trovato un appartamento. Certo nn era molto lussuoso. Ma quanto meno affittarlo non mi faceva finire in rosso ogni mese.

E quel giorno non stavo molto bene in realtà. Erano un paio di settimane che non stavo bene. Mi sentivo debole. Ma avevo attribuito tutto alla stanchezza. Le ferie di natale le avevo passate a traslocare.

-Sei verdolina..- ha detto Rosy osservandomi dalla sua scrivania. Non ho fatto in tempo a risponderle che ho sentito un conato di vomito. Mi sono precipitata in bagno. E poco dopo ho vomitato tutto il pranzo.

 

-No. E’ impossibile. E’ solo un malore così..smettila di dire cretinate Beth.- ho esclamato scuotendo la testa. – Ho sempre preso la pillola.- -E quando hai smesso?- ha chiesto lei. –Non so..metà novembre. - Dovevo andare a farmi fare la ricetta e ho pensato che non avesse più senso visto che Tom preferiva usare comunque il preservativo. Non so perché le avevo permesso di supporre che fossi incinta. Era impossibile. Senza contare che non facevo sesso da un mese e mezzo. L’ultima volta era stata..Ommioddio.

-          Vic allora?! Hai fatto?!- Beth continuava a parlare. E non era facile fare la pipì centrando uno stupido stecchetto. – Se viene un puntino vuol dire che funziona, se due vuol dire che sei incinta.- Ha detto lei da esperta non appena ho riaperto la porta del bagno. Un puntino c’era. Eccolo. – Oh..- ha esclamato Beth portandosi una mano alla bocca mentre il secondo pallino compariva.

Ne ho fatti altri tre. Due pallini ciascuno. Mi sono accasciata sul divano. Non riuscivo a pensare a nulla. –Cavolo, non si direbbe che sei di 6 settimane..- ha detto lei guardandomi la pancia. Ho guardato anch’io. No non si vedeva nulla. Ma era possibile che 4 test si sbagliassero? Non credo. – Glielo dirai?- mi ha chiesto lei. – Secondo te devo farlo?- ho chiesto io non sapendo più che pesci pigliare. – Beh..si. Penso che vorrebbe saperlo. Anche se glielo dici non è che sei costretta a metterti con lui. Ne lui sarebbe costretto a rimettersi con te..- - Ma io..non saprei dove trovarlo..- ho mormorato. –Beh prova a casa no?- ha detto lei come se fosse la cosa più scontata del mondo. – E se trovo Tom?- ho chiesto io dimostrandole che la cosa non era così facile Mi ha guardato come se fossi stupida– Beh è lui che..- poi si è zittita. E ha capito. – Ommioddio!!!!!- ha balbettato portandosi le mani al viso – Non mi dirai che..- - Sebastian..- ho sussurrato.

ora che Paul mi aveva dato il suo numero di cellulare. Chiamarlo. Chiedergli se ci potevamo  vedere. E dirglielo. Sarebbe stato facile. Certo non facilissimo ma forse ci sarei riuscita. Forse..se solo Paul non mi avesse detto anche un’altra cosa. – Ma perché lo vuoi? Guarda che ormai è impegnato..impegnato impegnato. Si sposa a Marzo con Megan.- [CONTINUA...]

 

 

 
No list items have been added yet.